scuola studenti

Il crollo demografico che, dopo aver svuotato le culle, da anni ha cominciato a svuotare anche i banchi, colpendo prima gli asili e le elementari, ora anche le medie e le superiori. Si accorpano le scuole ma diminuisce il numero di alunni per classe

Il ministro Giuseppe Valditara lo definisce eufemisticamente un «dimensionamento», ma di fatto si tratta di un ri-dimensionamento, e anche molto consistente. Nel giro di dieci anni il sistema scolastico italiano «perderà» quasi 700 scuole (poco meno di una su dieci). Lo prevede il Pnrr, ma prima ancora lo determina fatalmente il crollo demografico che, dopo aver svuotato le culle, da anni ha cominciato a svuotare anche i banchi, colpendo prima gli asili e le elementari, ora anche le medie e le superiori.
Uno tsunami al contrario che da qui al 2034 è destinato a prosciugare le aule spazzando via quasi un milione e mezzo di alunni. Per questo c’è poco da sorprendersi se nella prossima legge di Bilancio è scritto che — a partire dal 2024 — le Regioni dovranno provvedere autonomamente a fare il taglia e cuci, accorpando le scuole con meno di 600 alunni (400 nei comuni montani e nelle isole).
Quando si scende sotto questa soglia non è che la scuola chiuda: «si federa» semplicemente con un’altra sotto un unico preside. Se le Regioni non agiranno in proprio, sarà il governo a intervenire con l’accetta, alzando la soglia di «sopravvivenza» a 900 alunni. Naturale che presidi, insegnanti e famiglie siano preoccupati. E soprattutto le regioni del Sud più colpite dalla denatalità che finora hanno perlopiù preferito rinviare il problema.
Di fronte a un fenomeno epocale come questo, viene da chiedersi se il governo non potrebbe essere più ambizioso. E invece di limitarsi a ridimensionare le scuole, non dovrebbe approfittare del calo demografico per ridimensionare finalmente anche le classi, che per legge alle superiori non possono avere meno di 27 alunni, ma spesso, soprattutto al primo anno, superano i trenta. Con effetti devastanti soprattutto sugli alunni più fragili e a rischio di abbandono. In un Paese come il nostro che invecchia a vista d’occhio, perdere anche un solo giovane per strada non è solo un peccato: è un controsenso.

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