Guerra Ucraina 2

Dalle scelte Usa può dipendere l’esito della guerra. Senza forniture più potenti, l’esercito di Zelensky potrebbe essere sopraffatto in qualche settimana

La guerra in Ucraina sta entrando in una nuova fase. Quanto potrà durare? L’intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna, nonché il comando Nato, concordano sullo scenario di massima: l’armata putiniana, dopo aver mollato la presa su Kiev, si prepara ad attaccare nel sud-est del Paese.

Tenaglia sul Donbass
I generali di Putin stanno preparando una manovra a tenaglia. Le truppe russe risaliranno dal Donbass e, nello stesso tempo, si muoveranno da Kharkiv, a oriente, per convergere verso la città di Dnipro, che diventerà l’epicentro strategico dello scontro. Obiettivo: chiudere in una sacca e poi distruggere l’esercito ucraino ora attestato a difesa di Kharkiv e da otto anni schierato nelle trincee a qualche decina di chilometri da Donetsk. Le previsioni del Pentagono sono allarmanti. I russi concentreranno una forza d’urto poderosa: almeno 600 tank e oltre 3 mila tra blindati e altri mezzi militari. Oltre, naturalmente, ad artiglieria pesante, missili e aerei. Volodymyr Zelensky ha i mezzi per resistere e non cadere in trappola? La risposta prevalente nell’amministrazione Biden, condivisa da molti analisti indipendenti, è «no». I missili Javelin anti-carro o gli Stinger anti-aereo non sarebbero sufficienti per contrastare un’avanzata massiccia e in campo aperto. Ecco perché il presidente ucraino continua a insistere: datemi jet, carri armati, mortai, sistemi di contraerea, droni.

I dubbi americani
Lunedì 5 aprile, Joe Biden, commentando «i crimini di guerra a Bucha», ha annunciato ai giornalisti: «Manderemo altre armi all’Ucraina». Poche ore dopo il portavoce del Pentagono, John Kirby, intervistato dalla Cnn, ha aggiunto: «Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per aiutare militarmente gli ucraini e dobbiamo essere molto flessibili». Biden si è detto disponibile a «intermediare» la consegna di tank di fabbricazione sovietica all’Ucraina. In sostanza si tratta di rimettere in campo le centinaia di vecchi carri armati ex Urss custoditi nei Paesi dell’Est. Solo la Polonia, si stima, ne ha qualche centinaio. Con questa mossa il presidente americano, di fatto, ha già superato il limite che si era posto all’inizio del conflitto: nessuna fornitura di armi «offensive» per evitare il rischio di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e della Nato. Ma non è sufficiente. Il nuovo scenario impone scelte più nette. In queste ore, a Washington si incrociano le analisi militari e le considerazioni politiche. La strategia fin qui seguita dal presidente Usa si sta logorando, perché stretta tra due convinzioni sempre più stridenti. Da una parte Biden non si fida di Putin e non crede in una soluzione diplomatica a breve del conflitto. Ma dall’altra, non ha mai perseguito l’obiettivo di una sconfitta militare di Putin, temendo che il leader russo, messo alle strette, potesse fare ricorso alle armi chimiche o, ipotesi considerata più improbabile, alle bombe nucleari a corto raggio.

La durata della guerra
Ora, però, questo sentiero è sempre più stretto. Dalle scelte degli americani possono dipendere la durata e l’esito della guerra. Senza armi più potenti, l’esercito di Zelensky potrebbe essere sopraffatto in tempi brevi, forse nel giro di qualche settimana. Sarebbe una disfatta non solo per l’Ucraina, ma anche per lo schieramento occidentale che, sia pure con gradazioni diverse, finora lo ha sostenuto. Tutto lascia pensare, dunque, che alla fine Zelensky avrà più o meno i mezzi che chiede. Se ben equipaggiata, allora, l’armata di Kiev, notano ancora al Pentagono, potrebbe spezzare l’avanzata delle colonne russe, più o meno come è avvenuto nei giorni scorsi nella zona di Kiev. A quel punto la dinamica della guerra si ribalterebbe. Gli ucraini avrebbero le retrovie libere per ricevere i rifornimenti e le munizioni dai partner occidentali, facendo perno sullo snodo ferroviario di Dnipro e forse anche riattivando l’aeroporto. Inoltre potrebbero estendere la linea delle trincee, costruendo una specie di arco fortificato dal Donbass fino a Kharkiv. In quelle condizioni potrebbero essere in grado di inchiodare i russi per mesi. Naturalmente non sappiamo fino a quando Putin insisterebbe nell’offensiva. Gli americani non escludono che il leader russo possa raddoppiare i bombardamenti indiscriminati contro le città, anche quelle fuori dal quadrante sud-orientale. E purtroppo non può essere escluso l’uso di ordigni chimici o batteriologici. I più ottimisti, invece, pensano che Putin, preso atto del secondo fallimento, potrebbe decidere, finalmente, di iniziare un negoziato serio per la pace.

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