Bandiera Italia

Va molto meglio di un anno fa e sono emerse tracce di un futuro migliore: dallo sviluppo della scienza e della tecnologia alla ripresa economica

Il fine anno è tradizionalmente tempo di bilanci e di previsioni. Nel pieno della pandemia entrambi questi esercizi rischiano di essere influenzati da un sentimento di ansia, se non di sconforto. Confrontando le prime pagine dei giornali del Natale scorso con quelle di quest’anno ci accorgiamo di essere nella stessa identica situazione di dodici mesi fa, variante più variante meno. Eppure, a ben vedere, il 2021 ci ha lasciato alcune tracce di un futuro migliore. Per riconoscerle proviamo a usare, per una volta, degli occhiali con le lenti rosa. In fondo, se il pessimismo ha quasi sempre il fascino dell’intelligenza, sono gli ottimisti che hanno consentito all’umanità di crescere e prosperare.
Dall’inizio della pandemia sono state distribuite quasi 9 miliardi di dosi e la percentuale della popolazione mondiale che ha completato il ciclo vaccinale sfiora il 49%. I Paesi più poveri sono ancora indietro e i vaccini fanno fatica a inseguire le mutazioni del virus ma la mortalità è crollata e con lei la paura, seppur non il disagio. L’anno prossimo non solo aumenteranno il numero e l’efficacia dei vaccini disponibili ma ci saranno finalmente anche le cure mediche: sono 400 i farmaci in attesa di approvazione e uno è già in commercio. Il Covid-19 diventerà un parente stretto dell’influenza ma tutta la ricerca scientifica che è stata messa in campo per combatterlo servirà a curare molte altre patologie, salvando e migliorando la vita di milioni di persone.
La lotta contro la pandemia non è però solo una storia di cooperazione medico-scientifica. L’enorme sforzo organizzativo dispiegato ha evidenziato come la globalizzazione vada gestita ma è una strada senza ritorno. Dalla sconfitta di Trump del gennaio scorso i populisti/sovranisti battono un po’ ovunque in ritirata, perfino nelle roccaforti di Erdogan e Bolsonaro. La pandemia ha reso evidente che da soli non solo non si vince, non si sopravvive. Questo non vuol dire che la competizione tra gli Stati rallenti. La biologia ci dice che la vita è competizione e quella che stiamo vedendo tra la Cina e gli Stati Uniti segnerà la cronaca dei prossimi anni. Tuttavia, è sbagliato parlare di una nuova guerra fredda. In quella vera, i protagonisti erano guidati da ideologie opposte e le armi con cui esercitavano le pressioni erano missili nucleari. Oggi abbiamo un leader cinese, Xi Jinping, il cui manifesto per la prosperità comune contiene alcuni principî, in particolare quelli relativi alla disuguaglianza educativa, che andrebbero fatti propri da tutti i capi delle democrazie occidentali. E le armi sono quelle tecnologiche, come il 5G, che di certo si fanno preferire alle bombe. Anche il ritiro degli americani dall’Afghanistan, per quanto fortemente criticato per le sue modalità, racconta di un Paese che non è più disposto a combattere nel tentativo, poco convinto e convincente, di imporre la propria cultura a chi ne ha una profondamente diversa. Se questo è il nuovo pensiero dominante, soprattutto nelle nuove generazioni, il nostro pianeta è un posto più sicuro in cui vivere.
Sul fronte economico si registra una forte crescita. I consumi ripartono, la disoccupazione cala, le aziende prosperano. La liquidità necessaria a combattere lo stallo economico che la pandemia stava provocando ha avuto, come effetto collaterale, un brusco rialzo dell’inflazione. È lecito pensare che questa salita possa stemperarsi nel corso del prossimo anno senza la necessità di riportare i tassi di interesse su livelli potenzialmente destabilizzanti alla luce del debito creato. Non si può escludere che questo significhi un ridimensionamento dei prezzi sui mercati finanziari. Ma sono le persone e il lavoro, più che il capitale, a essere finalmente tornate al centro del tavolo di gioco. La crescita economica, con i suoi benefici, sopravviverà anche a un ribasso delle Borse.
L’accelerazione dello sviluppo tecnologico è senza dubbio il fenomeno più vistoso del 2021. Non riguarda solo il settore della salute. Sotto la sigla Web3 c’è un’esplosione di innovazione tecnologica che fa impallidire la nascita di internet e che va dalle crypto communities al Metaverso. È un mondo nuovo, decentralizzato, che potrebbe ridimensionare i monopoli delle piattaforme come Facebook riuscendo dove i regolatori hanno fallito. È potenzialmente anche un’occasione per resettare il potere informativo ed economico e consentire alle fasce sociali maggiormente colpite dalle disuguaglianze di avere finalmente un’opportunità. Anche noi italiani, imprenditori straordinari ma incapaci di creare aziende globali, potremo trovare un terreno più adatto al nostro carattere.
Il cambiamento climatico verrà affrontato in modo sempre più deciso. La Conferenza di Glasgow ha deluso alcuni e dato speranza a molti. Ma più che la politica sarà la finanza che deciderà le sorti del pianeta. Sotto l’acronimo Esg si nasconde infatti il più potente dei poteri, quello dei soldi. Chi non si conforma alle nuove regole semplicemente non riuscirà più a ottenere capitali per finanziare la sua attività. In ballo non c’è solo la più grande sfida dell’umanità. C’è anche il riscatto di un’industria che ha molte colpe da farsi perdonare e che riuscirà nel suo intento, spinta dalla volontà dei clienti e da regolatori più attenti che in passato.
Ma il raggio di luce più luminoso che il 2021 ci ha regalato riguarda il nostro Paese. Le vittorie sportive, alcune davvero incredibili, si sono intrecciate con quelle economiche e politiche tanto da «costringere» perfino il severo The Economist ad assegnarci la palma d’oro tra le nazioni del mondo. Per molti il merito di questi successi si deve alle competenze e alla credibilità del nuovo governo, per altri solo a una fortunata, e non ripetibile, congiunzione astrale. Per quelli come noi, con le lenti rosa, non ci sono dubbi sul fatto che tutto quanto è accaduto sia frutto del lavoro di persone serie e competenti. Basterà continuare ad affidarci a loro o ai loro avatar per stupirci ancora a lungo di noi stessi.
Se poi, a un certo punto, le lenti si offuscassero, vale la pena comunque ricordare quello che cantava Lucio Dalla nella sua «L’anno che verrà»: … e se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio, come diventa importante, che in questo istante ci sia anch’io… Noi in quell’istante c’eravamo. Ed è stato emozionante.

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