Gasdotto

Solo 40 navi al mondo, ne servono due per ridurre l’import russo del 30%

Con l’accordo tra Usa ed Europa sulle nuove forniture di gas naturale liquido (Gnl) – 15 miliardi di metri cubi in più subito e 50 in più dal 2030 – parte ufficialmente la gara per potenziare il sistema europeo dei rigassificatori. L’Italia, come ha annunciato nei giorni scorsi in Parlamento il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, si è già mossa per tempo ma la concorrenza a questo punto diventa tanta e sarà certamente molto agguerrita perché la fame di gas è forte e sostituire gli oltre 150 miliardi di metri cubi di metano che la Russia fornisce ogni anno all’Europa (29 solo all’Italia) non sarà semplice.

Galleggianti e flessibili
Il modo «più economico e flessibile e di minor costo per il sistema» per sfruttare la nuova disponibilità di Gnl è quello di predisporre nuova capacità di rigassificazione impiegando unità galleggianti ancorate in prossimità dei porti. E per questo il governo italiano in settimana ha già incaricato la Snam di acquisire una nave attrezzata per lo stoccaggio e la rigassificazione (ovvero una «Fsru», acronimo che sta per «floating storage regasification unit»).
Già oggi la società guidata da Marco Alverà , oltre a gestire la rete nazionale dei gasdotti, possiede il terminale di Panigaglia, ha una quota del 49% dell’Olt di Livorno ed una partecipazione del 7,3% nel terminale collocato al largo di Rovigo e quindi ha tutto il know how necessario a gestire una operazione del genere.
Il problema è che in giro per il mondo di «Fsru» ce ne sono appena una quarantina e tutti adesso le vogliono. A partire dai tedeschi, colpiti come e più di noi dall’esigenza di liberarsi dal gas russo, e che al contrario nostro però non posseggono alcun rigassificatore. «Le unità Fsru – come ha spiegato Cingolani – costano alcune centinaia di milioni se noleggiate, mentre quelle nuove oggi hanno un forte rincaro di prezzo e lunghi temi di attesa». Detto questo, ha poi ammesso, «non sarà facile: c’è infatti una competizione internazionale per l’accaparramento di queste navi, la cui disponibilità è peraltro limitata».

Prima nave già nel mirino
Il primo rigassificatore galleggiante, stando a quanto risulta a la Stampa, sarebbe già stato individuato, ma per concludere l’operazione servirà ancora tempo. Alla Snam stanno lavorando da giorni all’operazione, ma una volta definito un accordo di massima attraverso una due diligence andranno infatti verificate le condizioni in cui versa la nave che si intende acquistare e solo dopo di potrà chiudere l’affare. In particolare si punta a navi di grandi dimensioni, costo stimato alcune centinaia di milioni di euro, in grado di assicurare ognuna una capacità annua di immissione nella rete di 5 miliardi di metri cubi di gas che corrispondono all’incirca al 15% della quota che oggi importiamo dalla Russia.

Dove collocare le navi
Dove saranno collocate le due nuove navi da rigassificazione? Presso porti – che dovranno avere dimensioni adeguate e fondali adatti a ricevere le navi gasiere in arrivo dagli Usa e dal resto del mondo – prevedendo attracchi alla banchina oppure al largo nel caso si scelta questa soluzione. Esclusa pare la Sicilia, per evitare di sovraccaricare la rete dei gasdotti di fronte alla possibilità già concreta di aumentare le forniture dall’Algeria, sono due le zone deputate ad ospitare i nuovi impianti: l’alto Tirreno, ovvero Piombino, e l’Adriatico. In questo secondo caso però le opzioni sono due: Ravenna o la Puglia, in quest’ultimo caso ipotizzando anche una soluzione sulla costa Jonica.
Una volta ottenute tutte le autorizzazioni – ma per tagliare i tempi Cingolani sta preparando un decreto che attribuire l’interesse strategico a questi nuovi impianti – le Fsru andranno collegate alla rete nazionale dei gasdotti via terra o via mare-terra a seconda dei casi ed eventualmente andranno adeguate le banchine dei porti. Tempo stimato per la loro messa in esercizio: 12-18 mesi dal momento dell’autorizzazione. Salvo intoppi.

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