In un’inchiesta del Financial Timesben 9 economisti su 10 individuano nel nostro Paese il potenziale pericolo maggiore nel caso la Banca centrale europea mantenesse la promessa di procedere a rialzi per tenere a bada l’inflazione

L’Italia ha un debito elevato. Se i tassi di interesse salgono è un problema per il Paese: saremmo costretti a pagare di più chi ci presta i soldi per mandare avanti lo Stato. È un assunto innegabile. Confermato da un’inchiesta del Financial Times ieri, dove ben 9 economisti su 10 individuano nel nostro Paese il potenziale pericolo maggiore nel caso la Banca centrale europea mantenesse la promessa di procedere a rialzi in modo più o meno pesante per tenere a bada l’inflazione.
Al di là del parere tanto condivisibile quanto ben poco inedito, quello che se ne può trarre è che l’attenzione sul nostro comportamento è sempre molto elevata. Ma al tempo stesso forse persino ingiustificata. Visto che lo spread (la differenza tra quanto paghiamo di interessi in più noi italiani rispetto ai tedeschi) naviga ormai attorno ai livelli di giugno del 2022. E che la legge di Bilancio, potrà essere criticata o approvata dalle varie forze politiche per come sono state allocate le risorse, ma non certo per essersi allontanata da un percorso di riallineamento dei conti pubblici.
Il messaggio va comunque raccolto dal governo. Non si tratta di essere osservati speciali, ma di capire quanto il nostro Paese rappresenti una componente fondamentale nell’andamento delle economie mondiali. E questo nel bene di un Paese che cresce più e meglio dei nostri partner in Europa, e nel male di conti pubblici zavorrati da un debito elevato. Questo significa assumersi quelle responsabilità di cui parlava con realismo Sergio Mattarella nel suo messaggio di fine anno.
Ma probabilmente quegli economisti parlavano a Roma perché Francoforte intendesse. Di sicuro il fatto che la Bce, per quanto al rallentatore, inizierà a dismettere parte dei 5 trilioni di titoli di Stato acquistati in questi anni potrà mettere sotto pressione i Paesi ad alto debito. Ma a preoccupare analisti ed economisti è quel rialzo dei tassi di interesse in un momento in cui il Fondo monetario internazionale avverte che quest’anno metà Europa sarà in recessione. E con l’incognita prezzi.
L’inflazione prossima ventura resta il rompicapo. Per la Bce e per gli analisti. Nei dati resi noti ieri dell’indice della maggiore economia europea, la Germania, l’inflazione è stata indicata a +8,6% a dicembre. In calo rispetto al 10% di novembre e rispetto alle attese che erano del 9,1%. Sull’anno è al 7,9%, il dato più alto dal 1951 quando fu del 7,6%.

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