Covid mascherina

I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles ascoltano il premier senza controbattere. Passa il metodo della «massima cautela». Intesa sulla necessità di agire per difendersi da Omicron con l’inverno che sta colorando nuovamente di rosso l’intero continente

È in quel momento che tra i leader cala il silenzio. Mario Draghi ha appena citato l’enorme numero dei morti italiani: «135 mila persone decedute a causa dal virus». Basta questa cifra, fredda, tremenda, eppure pregna dei terribili ricordi dei primi mesi della pandemia, a spegnere qualsiasi malumore o tentazione di polemizzare con il presidente del Consiglio, che, primo in Europa, ha imposto i tamponi all’ingresso in Italia anche per chi è vaccinato e può esibire il Green Pass.
I capi di Stato e di governo riuniti nell’ultimo Consiglio europeo del 2021 ascoltano Draghi senza controbattere. Tutti nella stanza sanno che potrebbe anche essere l’ultimo Consiglio del premier italiano, se a gennaio dovesse realizzarsi il passaggio al Quirinale. I tempi stretti e l’agenda lunghissima del vertice non permettono ai leader di curiosare sul futuro politico di Draghi, o almeno non se ne ha notizia ufficiale.
Durante la prima parte del Consiglio lo ascoltano rispettosamente, invece, difendere la scelta di un’ulteriore restrizione ai confini che ha suscitato nervosismo nella Commissione Ue. L’Italia è un Paese ferito, in equilibrio su un’economia e un sistema sanitario fragili. Ai morti si è aggiunto il crollo del Pil, il deserto produttivo, lo spettro di una bancarotta sociale ed esistenziale. Per questo, spiega Draghi, il governo sente la necessità di rinforzare ogni difesa possibile, per non rischiare di ripiombare nell’incubo dove potrebbe precipitare l’intera Europa a causa della variante Omicron. Seguendo un criterio, dice Draghi, «di massima cautela», l’Italia ha fissato un metodo che le viene riconosciuto anche durante il summit.
I leader concordano sul fatto che servono ancora giorni per studiare i dati e capire l’evoluzione della curva, ma è ormai assodato che l’inverno stia colorando nuovamente di rosso l’intero continente. Uno dopo l’altro, altri Paesi potrebbero seguire a breve l’esempio dell’Italia sui test all’ingresso. Una maggiore flessibilità nelle scelte che però, spiega il premier, non vuol dire rinunciare al coordinamento europeo. Per Draghi vale quello che a Roma sostiene il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sull’approccio comune contro la pandemia: «Ci si può salvare solamente agendo tutti assieme». Per il premier multilateralismo, collaborazione e cooperazione sono strade obbligate. Ma la rotta deve rimanere quella della «prudenza». Senza la quale il naufragio sarebbe collettivo.
Draghi mostra l’Italia come un esempio. Potrebbe anche essere un’illusione che sarà travolta dall’ondata dell’Omicron, ma al momento il Paese si è dotato di anticorpi che hanno permesso alla variante di essere meno diffusa rispetto ad altri Stati. Un tasso di vaccinazione elevatissimo (83-85 per cento di vaccinati) e inoculazioni che procedono a 500 mila dosi al giorno. «È un vantaggio che occorre mantenere a protezione del nostro sistema sanitario» spiega Draghi. Questa la ragione, a suo modo banale ma anche vitale, che ha spinto il governo ad aggiungere un controllo ai confini. Fanno paura i numeri dei contagi del Regno Unito, come quelli delle vaccinazioni, ancora troppo basse, dei Paesi del centro e dell’Est Europa.
Il premier vuole sfruttare questo vantaggio di almeno due settimane per mettere al riparo le feste natalizie, cercando di preservare una normalità che sarà comunque impossibile vivere fino in fondo. Anche nelle previsioni più ottimistiche è ormai certo che la variante Omicron diventerà dominante in Europa entro metà gennaio, quando l’effetto dei vaccini dell’estate sarà calato. A quel punto la terza dose non sarà più materia di dibattito ma servirà a opporre tutte le resistenze possibili per evitare che il dilagare del virus torni a intasare le terapie intensive negli ospedali. Per Draghi è già una priorità. L’appello agli italiani a non aver paura del booster dà la misura dell’emergenza.
I tamponi sono uno strumento in più, per non vanificare i risultati raggiunti finora. Una linea di ulteriore prudenza che all’interno del governo non escludono di voler ampliare a gennaio quando si deciderà se procedere o meno con l’obbligo vaccinale, a partire dai posti di lavoro. Saranno i giorni, cruciali, in cui in Italia si dovrà scegliere il prossimo presidente della Repubblica e in Europa comincerà la lunga battaglia diplomatica per cambiare il patto di Stabilità.
Draghi e Macron si intesteranno un progetto che, come anticipato ieri dalla Stampa, sarà presentato a giorni e che ieri è stato evocato durante la discussione sull’economia alla cena dei leader, nella coda serale del vertice. A quel tavolo c’è stato anche il debutto del neo-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz. L’uomo in più che serve a Italia e Francia per cambiare le regole europee.

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