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Secondo turno per il rinnovo dell’assemblea nazionale: il presidente si ferma a 245 seggi: ne servivano 289. Per governare ora dovrà cercare alleati in Parlamento

Emmanuel Macron non ha ottenuto la maggioranza in parlamento. Gli exit poll resi noti alle 20 e riguardanti il secondo turno delle legislative in Francia hanno subito delineato una dura sconfitta per il presidente. Il partito «Ensemble» che sostiene Macron si è fermato a 245 seggi, ben al di sotto della maggioranza assoluta (289), seguito da Nupes (Il cartello delle sinistre guidato da Jean-Luc Melenchon) con 135 seggi e Rassemblement National di Marine Le Pen che ha messo a segno una svolta storica con 89 seggi: oggi ne aveva appena 8. Sono questi i risultati finali secondo un conteggio completo da parte di Afp. Gli ex gollisti di Les Republicains conquistano 61 seggi e il suo alleato UDI tre, contro i cento della precedente legislatura. Il tasso di astensione ha raggiunto il 53,77%, secondo il ministero dell’Interno.
Una settimana fa il primo turno per il rinnovo dell’Assemblea nazionale si era risolto in un testa a testa tra il presidente in carica e il suo antagonista della «Nupes» (la nuova formazione che riunisce sinistra radicale, ecologisti e socialisti): il 25,75 per Macron, il 25,66 per Melenchon. I due erano divisi solo da 21.400 voti.
Ora che lo spoglio ha confermato il quadro tracciato dai sondaggi demoscopici, governare la Francia sarà un rebus. Non a caso la neo premier Elisabeth Borne ha commentato i risultati parlando di «situazione senza precedenti» e «rischio per il Paese».
L’Eliseo pochi minuti dopo i primi responsi ha dichiarato la sua disponibilità a cercare alleanze. «Da parte nostra c’è una mano tesa verso tutti coloro che vogliono mandare avanti il Paese» ha detto la portavoce del governo, Olivia Gregoire. E anche il ministro delle finanze Bruno Le Maire ha parlato della necessità di «compromessi».
Macron dovrà dunque cercare la maggioranza alleandosi con altri partiti, ma quali? L’incompatibilità tra i programmi del presidente in carica e quelli di Melenchon è palese: Macron è atlantista, liberale, aperto sostenitore della linea Nato in Ucraina, favorevole al nucleare; Melenchon ha teorizzato l’uscita di Parigi dall’Alleanza Atlantica e dall’atomo, spinge per un allargamento della spesa sociale e per un abbassamento dell’età pensionabile a 60 anni. Da finanziare con maggiori tasse sulla ricchezza.
Il «soccorso» all’Eliseo potrebbe arrivare dai Republicains, che già al ballottaggio per le presidenziali si erano schierati a favore di Macron. Ma il presidente del partito Christian Jacob ha gelato le aspettative: «Restiamo all’opposizione» le sue prime parole. In ogni caso per Macron si preannuncia una «coabitazione» con altre forze politiche, come era già successo a Jacques Chirac, costretto ad accettare come primo ministro il socialista Lionel Jospin tra il 1997 e il 2002.Il primo commento ai risultati è arrivato da Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National di Marine Le Pen che ha definito il responso delle urne «uno tsunami». Poco dopo ha preso la parola la stessa leader per preannunciare l’«opposizione ferma ma responsabile» del suo partito». Sul fronte governativo il ministro del bilancio Gabriel Attal ha laconicamente definito le proiezioni «lontane dall’aspettative». Sarcastiche le prime parole di Jean-Luc Melenchon che parla di «scacco elettorale per la Macronia».

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