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In un paese che stenta a riconoscersi, dove la guerra in Ucraina sgretola antiche sicurezze, torna l’inflazione, nella capitale si devono annullare elezioni svoltesi nel più totale caos

Si sente il rumore di un Grande Silenzio, nella Germania che stenta a riconoscersi, dove la guerra in Ucraina sgretola antiche sicurezze, torna l’inflazione, nella capitale si devono annullare elezioni svoltesi nel più totale caos, i treni di regolare hanno ormai solo i ritardi e i ministri si criticano pubblicamente a vicenda come se fossimo a Roma. Ma forse sarebbe meglio dire che si avverte il respiro del Grande Sonno di Angela Merkel.
Sparita dalla scena politica, l’ex cancelliera è diventata il convitato di pietra di un’autoanalisi collettiva che pure la riguarda direttamente. Tutti coloro che hanno avuto responsabilità politiche negli ultimi vent’anni si pongono domande importanti e ammettono errori fatali: come si è arrivati a rendere il Paese così dipendente dal gas russo? Perché le raffinerie sono state cedute alla gestione di Gazprom e soprattutto perché si è proceduto alla costruzione del Nord Stream 2 anche dopo l’invasione della Crimea? E infine, perché anche la politica verso la Cina, guidata dal solo imperativo di far soldi, non si è mai posta il problema della dipendenza dal Dragone, sollevando il sospetto che la lezione russa sia servita a poco o nulla?
Solo Angela Merkel tace o quasi. Nel senso che nelle due o tre volte in cui ha detto qualcosa, è stato per difendere le sue scelte, nel contesto dei tempi in cui vennero prese: «Non c’è nulla di cui debba scusarmi», è il suo mantra. Il resto è silenzio. La buona notizia è che un giorno lo farà, probabilmente nel 2024, quando Kiepenheur & Witsch pubblicherà le sue memorie, «uno sguardo esclusivo e personale» sui 16 anni da cancelliera, come anticipa l’editore. Eppure, è oggi che la Germania ha urgente bisogno di rispondere a quelle domande, anche per rielaborare il recente passato, evitando di sbagliare nuovamente.
È quanto stanno facendo da mesi tutti i principali protagonisti della scena pubblica tedesca. In primis il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, socialdemocratico, che di Merkel fu per quasi otto anni ministro degli Esteri e oggi riconosce in pieno l’errore del Nord Stream 2 e mette in guardia dai rischi di rapporti economici e commerciali troppo fitti con Pechino. Da ultimo lo ha fatto con grande onestà e candore a New York, dov’è stato insignito del Premio Henry Kissinger. Ma al «mea culpa» non si sono sottratti neppure il presidente della Spd, Lars Klingbeil e l’ex leader della Cdu, Annegret Kramp-Karrenabuer: «Sono così arrabbiata con noi cristiano-democratici».
È ora il turno di una figura apicale. A riprendere l’espressione della Karrenbauer, criticando duramente la politica cristiano-democratica verso la Russia, è stato nei giorni scorsi Wolfgang Schäuble, ex ministro degli Interni e delle Finanze, dove fu profeta dello schwarze Null, il pareggio di bilancio, e paladino impietoso dell’austerità nella crisi finanziaria del 2008-2015.
«La reputazione internazionale della Germania è danneggiata e gli errori risalgono indietro nel tempo – ha detto Schäuble, considerato la coscienza morale della Cdu, al quotidiano Handelsblatt -, non abbiamo voluto vedere e questo vale per tutti. Quando ero ministro degli Interni parlavamo col mio collega russo su come dovevamo combattere insieme il terrorismo islamico. Ma avrei dovuto fare attenzione a cosa facevano i russi in Cecenia. O avrei dovuto ascoltare quello che mi disse il presidente polacco Lech Kaczynski quando la Russia attaccò la Georgia: poi verrà l’Ucraina, quindi la Moldavia, poi i Paesi Baltici e dopo la Polonia. Aveva ragione».
L’ex presidente del Bundestag prende di mira direttamente Angela Merkel, che pure ancora a marzo aveva difeso sostenendo che non era giusto criticarne il ruolo nella cooperazione energetica con Mosca: «È degno di nota che riguardo alla Russia, lei oggi non riesca a dire che abbiamo sbagliato». Schäuble ricorda comunque che non era solo Merkel a volere il gas russo a buon mercato, pilastro del sistema Germania: a spingere erano infatti anche l’industria, gli alleati socialdemocratici in nome della Ostpolitik e sotto la lobby dell’ex cancelliere Gerhard Schröder, e non ultimi larghi settori della Cdu e l’intera Csu bavarese.
Ma la parte più velenosa dell’uscita di Schäuble è la risposta alla domanda se Frau Merkel possa essere annoverata nella schiera dei grandi cancellieri della Repubblica federale insieme a Adenauer, Brandt e Kohl: «È temporaneamente esclusa. È ancora troppo presto per giudicare in modo conclusivo».
Angela Merkel continua il suo Grande Sonno. Forse, come ha sempre fatto, prende tempo. Ma anche questa volta, spiegazioni date adesso gioverebbero alla Germania e alla saggezza di scelte non più rinviabili.

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