Il discorso del presidente ai francesi dopo il voto che gli ha negato la maggioranza assoluta in parlamento

«Penso che sia possibile trovare una maggioranza più larga e chiara per agire», dice fiducioso Emmanuel Macron. Dopo la batosta elettorale che lo ha lasciato senza maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale , il presidente francese ha rotto il silenzio e ieri sera si è rivolto ai connazionali, all’inizio del telegiornale delle 20. Macron si è mostrato sereno e come sempre sicuro di sé, quasi divertito dalla sfida di «imparare collettivamente a governare e legiferare in modo diverso, visto che nessuna forza politica oggi è in grado di fare le leggi da sola».

Macron non ha pronunciato la parola sconfitta, e neanche il nome della prima ministra Elisabeth Borne,nominata appena un mese fa e già traballante. Con la maestria comunicativa che gli è propria, e che i detrattori considerano arroganza, il presidente ha dato l’impressione di non subire la situazione ma anzi di considerarla un’opportunità interessante, coerente con il suo impegno: «Sin dal primo giorno ho cercato di superare le barriere politiche», ha detto Macron, alludendo al suo essersi presentato nel 2017 come «di destra e di sinistra». Una settimana fa il presidentechiedeva ai francesi «una maggioranza solida» però evitare il caos. I francesi non gliel’hanno concessa, ma lui fa buon viso a cattivo gioco e adesso elogia il «compromesso, in totale trasparenza, in una volontà di unione e d’azione per la nazione che riguarda tutte le forze politiche».
Nella pratica, bocciato un governo di unità nazionale — «che i leader di partito hanno escluso e che anche a me pare inopportuno» — restano due strade: un’alleanza stabile di governo con un altro partito, o maggioranze variabili, caso per caso. «La mia responsabilità è di allargare la maggioranza, sia stipulando un contratto di coalizione sia costruendo maggioranze testo per testo», ha detto Macron.
Oggi il presidente sarà a Bruxelles per il Consiglio Ue e poi parteciperà ai vertici G7 e Nato. «Al mio ritorno, spetterà ai gruppi politici di dire fino a che punto sono pronti ad arrivare, in totale trasparenza». Un modo per rilanciare la palla nel campo degli avversari: io sono pronto al compromesso, e voi? Vi lascio qualche giorno di tempo per riflettere, al mio ritorno mi aspetto una risposta. In realtà qualche risposta importante il presidente l’ha già ricevuta nelle prime ore dopo il voto, quando Christian Jacob, segretario del partito della destra gollista Les Républicains, ha subito chiarito di non essere interessato a entrare nella maggioranza «perché noi non facciamo la ruota di scorta di nessuno». Ma i 64 seggi dei Républicains sarebbero perfetti — alla coalizione di Macron ne mancano 44 —, ed è possibile che nei prossimi giorni i gollisti si mostrino più aperti. Macron ha poi ricordato che presto il governo sottoporrà alla nuova Assemblea nazionale le sue proposte sulla difesa del potere d’acquisto, minacciato dall’inflazione e dai prezzi dell’energia: un invito a mettere da parte l’intransigenza, per il bene dei cittadini.

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