Giancarlo GIORGETTI

Così il ministro dell’Economia nella premessa al Documento programmatico di bilancio. Di fronte al caro-energia «si impone una continuazione e un rafforzamento degli aiuti a imprese e famiglie, rendendoli ancor più mirati, incisivi e differenziati»

Il Documento programmatico di bilancio per il 2023 (Dpb) è arrivato sui tavoli della Commissione europea. I funzionari dell’esecutivo Ue avvieranno ora l’esame del documento per consentire alla Commissione di esprimere la sua valutazione così come previsto dalla procedura del semestre europeo. Il documento è stato inviato anche al parlamento italiano.

Giorgetti, «a fine marzo nuove misure contro caro-energia se serve»
«È inutile dire che stiamo attraversando una fase di severa difficoltà a livello economico e sociale e di grande incertezza riguardo al contesto geopolitico», osserva il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa del Dpb. Di fronte al caro-energia che colpisce le imprese e al rialzo dell’inflazione che colpisce le famiglie, «si impone una continuazione e un rafforzamento degli aiuti a imprese e famiglie, rendendoli ancor più mirati, incisivi e differenziati», spiega. Ciò anche «affinché le risorse di bilancio siano spese in modo oculato».«A fine marzo, in vista della predisposizione del Programma di Stabilità 2023, il Governo rivaluterà la situazione e, se necessario, attuerà nuove misure di contrasto al caro energia utilizzando prioritariamente eventuali entrate aggiuntive e risparmi di spesa che si manifestassero nei primi mesi dell’anno».

Energia, stop aiuti quando prezzo in linea con pre-crisi
Gli interventi della manovra, si legge nella premessa, «si connotano per un approccio mirato e temporaneo» e il governo «assume l’impegno a ridurre e poi eliminare gli aiuti e i tagli alle imposte non appena i prezzi del gas naturale, dell’energia e dei carburanti rientreranno verso livelli in linea con il periodo pre-crisi».

«Sana gestione conti e crescita per effetti positivi su spread»
«La legge di bilancio per il 2023 – si legge ancora nella premessa al documento del ministro – contiene anche numerose misure di politica economica coerenti con la strategia di medio termine del Governo; misure che dotate di autonoma copertura non impatteranno negativamente sull’indebitamento netto. Ciò a testimonianza dell’impegno del Governo a conseguire un equilibrio tra sana gestione della finanza pubblica e rilancio della crescita economica in chiave sostenibile e, nella convinzione che questo possa produrre effetti positivi anche sul differenziale di rendimento sui titoli di Stato».

Extraprofitti e microtasse ma resta rebus coperture
Intanto è ancora un rebus quello delle coperture della manovra. Al di là dei 21,2 miliardi di deficit destinati al maxi-pacchetto energia, gli altri 14 miliardi necessari ad arrivare ai 35 complessivi annunciati da Giorgia Meloni, restano imprecisati. La bozza circolata in questi giorni manca di alcuni articoli fondamentali ancora vuoti, come quelli sugli extraprofitti, su un non specificato “contributo di solidarietà temporaneo” e sulla “vendita di beni tramite piattaforme digitali”, che richiama un’eventuale web tax. La Relazione tecnica nella quale la Ragioneria precisa l’impatto di ogni misura non viaggia accoppiata all’articolato emerso finora. E il Dpb, che contiene solitamente lo scheletro di entrate e uscite, permettendo di individuare almeno a grandi linee gli importi delle varie misure, è stato inviato a Bruxelles e al Parlamento ma non è ancora stato pubblicato. La voce di entrata più importante dovrebbe essere proprio quella derivante dalla rivisitazione degli extraprofitti.

Dpb a Parlamento ma corsa contro tempo per ok manovra
Il Documento programmatico di Bilancio arriva in Parlamento ma è corsa contro il tempo per il varo della manovra entro il 31 dicembre scongiurando l’esercizio provvisorio. Le Camere sono abituate ai rush al cardiopalma di fine anno con Finanziarie che arrivano alla metà di novembre, ma questa volta si tratta già di fine mese se non i primi di dicembre. Visto che adesso servono i tempi tecnici per l’approdo dell’articolato in commissione Bilancio a Montecitorio. Il governo ha fatto il massimo per varare il ddl in tempi brevi ed i ritardi sono esclusivamente legati al voto a fine settembre che ha fatto slittare la consueta tabella di marcia della sessione di Bilancio. Adesso il lavoro procederà a ritmi spediti con l’atteso esame monocamerale che limita la presentazione di tutti gli emendamenti in questo caso alla sola Camera dei deputati per un passaggio formale al Senato ed il via libera definitivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su