A Bruxelles il tema dell’aggiornamento non è solo italiano. Gli aggiornamenti, potrebbe essere inseriti nel capitolo aggiuntivo del RePower

ono una decina i Paesi che finora hanno manifestato più o meno esplicitamente la volontà di apportare cambiamenti ai loro Pnrr. L’opportunità potrebbe essere offerta da RepowerEu, programma lanciato dalla Commissione europea per gli investimenti energetici con l’obiettivo di una Ue autonoma dalla Russia e più sostenibile. A Bruxelles il tema c’è e non è solo italiano.

Le regole e le modifiche in corsa
Il regolamento sul Next Generation Ue non esclude modifiche in corso ai Pnrr dei Paesi membri. Sono tre gli articoli a fare da sponda. L’articolo 21 prevede che il Piano di uno Stato membro possa essere cambiato o perfino resettato se sono sopraggiunte “circostanze oggettive” che rendono necessaria l’iniziativa. Spetta alla Commissione, e successivamente al Consiglio, giudicare se tali circostanze esistano o meno. Di fatto si apre un nuovo negoziato, che per la sua delicatezza, nei corridoi di Palazzo Berlaymont è stato spesso sconsigliato. Ma, d’altra parte, un dato oggettivo c’è: il Next Generation è stato forgiato ben prima della guerra in Ucraina, della crisi energetica e, soprattutto, dell’impennata dei costi delle materie prime.
C’è poi l’articolo 14, secondo il quale i prestiti ex Recovery and Resilience Facility sono erogabili entro il 31 dicembre 2023. Chi non li ha ancora chiesti tutti (come invece è accaduto per l’Italia) può fare domanda per un supplemento. La Spagna, primo Paese a cui sono stati assegnati i finanziamenti dall’Ue, ha già cominciato una trattativa per avere una nuova iniezione di 96 miliardi. Infine ci sono i Paesi che, sulla base dell’articolo 18, si sono visti tagliare i fondi dopo il ricalcolo del Pil previsto dal regolamento Ue. I Paesi dell’Est, innanzitutto, ma anche la Germania, che ha perso circa due miliardi.

Le richieste di Lussemburgo e Portogallo<
La questione, a Bruxelles, è ancora sottotraccia ma è destinata a emergere con prepotenza. L’unico Stato ad avere presentato ufficialmente domanda di modifica del suo piano è il Lussemburgo. Il Portogallo, invece, ha avanzato una richiesta che potrebbe essere condivisa anche dall’Italia: posticipare la scadenza finale del 31 dicembre 2026, fattore che per le capitali in ritardo nella messa in campo degli investimenti permetterebbe di poter evitare di perdere parzialmente i fondi.

Italia sotto osservazione
L’Italia, essendo il Paese con il maggior numero di miliardi accordati da Bruxelles, è monitorata con particolare accuratezza non solo da Bruxelles ma anche dai Paesi frugali, sempre sensibili al dispendio di fondi comuni.

Le modifiche nel capitolo energetico
Se si trovasse di fronte al moltiplicarsi delle richieste, l’Ue potrebbe decidere di far convergere aggiornamenti, implementazioni e modifiche nel capitolo aggiuntivo che, con il RePower, ogni Paese potrà apportare al suo Pnrr.
È un capitolo dedicato tutto agli investimenti energetici e finora piuttosto “povero” per l’Italia che può contare solo su 2,7 miliardi proveniente dal sistema Ets. Ulteriori 4 miliardi potrebbero arrivare se l’Ue, come sembra probabile, darà luce verde al riutilizzo dei fondi di coesione (40 miliardi in totale) non utilizzati nel settennato 2014-2020.
La Commissione ha più volte ribadito che sulle riforme permetterà una discrezionalità vicina allo zero. Ma la partita, nella trattativa sul Repower è aperta. E ha un’appendice improbabile ma non impossibile: l’aggiunta di un fondo ad hoc per la crisi energetica.

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