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In Aula presenterà un programma di legislatura. Alla Ue offrirà rispetto chiedendo rispetto. «Io la prima a Palazzo Chigi, lo dedico a tutte le donne»

«Lavoreremo per tenere unito il Paese», dirà oggi Meloni alla Camera nel suo discorso per la fiducia. E non sarà una citazione formale. Perché è vero che la premier rappresenta una parte politica, ma è in un contesto di guerra e di profonda crisi economica che dovrà governare. Meloni è consapevole delle aspettative che il suo avvento a Palazzo Chigi ha suscitato nell’opinione pubblica, ma non le sfuggono le difficoltà crescenti prodotte dalla drammatica congiuntura interna e internazionale. Per evitare che le due crisi si avvitino e finiscano per minare la pace sociale, si appellerà allo «spirito repubblicano», richiamando alla collaborazione le forze politiche come quelle del mondo dell’impresa e del lavoro: ognuna esercitando la propria funzione e il proprio ruolo. Perciò il «manifesto» con cui si presenterà al Parlamento, proponendo un «programma di legislatura», avrà un chiaro profilo di centrodestra ma conterrà quei segnali ecumenici che il momento impone.
Seppure rappresentasse il ritorno del bipolarismo, Meloni non potrebbe permettersi di interpretare un remake del vecchio bipolarismo muscolare. Sono troppi i problemi per ingaggiare bracci di ferro. Non sarà facile gestire, per esempio, l’emergenza energetica e coniugarla con il suo progetto di una «politica industriale che l’Italia attende da anni». È certo che la premier farà riferimento al caro bollette e annuncerà di attendere l’accordo a Bruxelles sul tetto al prezzo del gas prima di decidere. Ma avrà bisogno di sponde oltre confine. Raccontano che l’incontro con il presidente francese Macron sia andato «molto meglio del previsto: il colloquio doveva limitarsi al tempo di un caffè ed è durato oltre un’ora».
L’Europa sarà l’altro banco di prova per Meloni, che anche su questo versante tenderà la mano alle istituzioni comunitarie con una richiesta di reciprocità nel rapporto: «Offriamo rispetto e chiediamo rispetto». Assicurerà che sul fronte economico si atterrà al principio di realtà, e dunque terrà a bada le rivendicazioni di partito nel governo. Quando ieri la Lega ha annunciato le sue priorità — dalla flat tax a quota 41 sulle pensioni — a palazzo Chigi hanno commentato che «il problema è trovare i fondi non iniziare una caccia al tesoro». Su questo la premier potrà contare sull’appoggio di Giorgetti.
E non c’è dubbio che rinnoverà l’impegno a sostenere Kiev «e la lotta del popolo ucraino contro l’invasore russo», rispondendo così alle sollecitazioni che giungono dai partner dell’Occidente. Una scelta che vivrà di passaggi difficili quando il suo governo sarà chiamato a varare nuovi decreti per l’invio di armi a Zelensky e ad appoggiare altre sanzioni contro Putin. Ecco un tema su cui la premier confida di avere dalle forze di opposizione un sostegno, come fece lei a parti rovesciate durante il gabinetto Draghi.
Il dialogo con gli avversari in Parlamento, nelle sue intenzioni, potrà fondarsi sulle riforme del sistema politico. Perciò parlerà di una sede parlamentare dove confrontarsi per «aggiornare la forma di governo»: una bicamerale. Meloni propugna, e non da oggi, il modello semi-presidenziale francese. Forse ne farà cenno nel discorso: se sarà così, aggiungerà che è pronta a sostenere scelte di compromesso come il premierato, che gode di popolarità nel Paese e già trova il consenso di una parte delle opposizioni in Parlamento. La premier ritiene che il passaggio sia ineludibile per riaffermare il primato (e il ritorno) della politica. E conta che la sua proposta non cada nel vuoto.
Il discorso, che dovrebbe durare un’ora, esprimerà l’ambizione di Meloni di portare a compimento l’intera legislatura. Si vedrà se sarà così. Perché le tensioni nella maggioranza anticipano un cambio della geografia politica che dovrà essere accompagnato. Per questo sottolineerà «il valore dell’unità della coalizione» — accennato durante la prima seduta del Consiglio dei ministri — anche come segno di lealtà verso la scelta degli elettori.
Per scrivere il suo intervento ha chiesto la collaborazione di alcuni colleghi di governo, che le hanno trasmesso i loro contributi. Ma c’è un passaggio che ha scritto di suo pugno: entrando a palazzo Chigi ha compiuto un passo storico e la presidente del Consiglio lo valorizzerà con toni enfatici, dedicandolo «a tutte le donne d’Italia». Non lo descriverà come un punto di arrivo ma come «un ulteriore passo nel difficile processo di affermazione» della parità di genere.

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