Oggi Conte vedrà Draghi dopo il Consiglio nazionale: i vertici 5 stelle premono per lo strappo. E quasi contemporaneamente a Napoli il Tribunale discuterà sul ricorso presentato da alcuni attivisti

L’unica certezza è che, comunque vada a finire, Giuseppe Conte vivrà oggi, 6 luglio, 24 ore campali. Il leader del Movimento si prepara ad affrontare prima il consiglio nazionale M5S (per mettere a punto la strategia), poi – alle 12 – incontrerà Mario Draghi.
Quasi contemporaneamente al faccia a faccia con il premier, a Napoli il Tribunale discuterà sul ricorso presentato da alcuni attivisti contro la decisione dei giudici di ritenere legittimo lo statuto con il quale Conte è stato eletto presidente («è solo la punta dell’iceberg», ha detto all’Adnkronos il legale Lorenzo Borré).
Per finire, in serata il leader del Movimento vedrà i gruppi parlamentari , gruppi che sono divisi tra chi è tentato e vorrebbe uscire dal governo e chi preme per restare: una situazione in ogni caso sulfurea.
Conte si è preso una giornata per mettere a punto gli ultimi dettagli del documento che prima sottoporrà al vaglio del consiglio nazionale e poi consegnerà a Draghi. «Sarà deciso», dicono da ambienti vicini al leader. Molto dipenderà da quanto il presidente del Consiglio sarà disposto a recepire delle richieste degli stellati. «Non è un braccio di ferro ma una ricerca di ascolto», dicono nell’inner circle M5S cercando di gettare acqua sul fuoco. Il vertice tra i due si sovrappone anche alla questione sul voto di fiducia al dl Aiuti alla Camera: un timing quasi perfetto per speculazioni da fantapolitica.
Nel Movimento, però, circolano voci come schegge impazzite. Già nel pomeriggio tra i piani alti degli stellati (e in buona parte dei parlamentari) si fa largo l’idea dello strappo, una suggestione che trova riscontro nel mancato accordo sul dl Aiuti. I Cinque Stelle alzano il tiro sul superbonus, ma non si arriva a una soluzione condivisa. E il Movimento al suo interno si divide. «Siamo pronti a uscire da questo governo, ormai ha i numeri per reggere anche senza di noi: restare per essere sbertucciati non ha senso», dicono ai piani alti. E ancora: «Se ci sarà la fiducia siamo pronti a votare no». In serata circolano anche voci su un possibile strappo già annunciato ai dem, ma nel M5S negano: «Non è vero». Fonti qualificate vicine al leader assicurano che non ci sarà nessuna prova di forza. «Non possiamo certo far mancare il nostro supporto a famiglie e imprese». La sensazione è che nelle prossime settimane, dovessero gli stellati superare anche le forche caudine del dl Aiuti, si potrebbe ripresentare una situazione simile. La truppa parlamentare sta diventando sempre più inquieta e difficile da gestire e il presidente M5S ne è consapevole. Ecco perché Conte ha bisogno di risultati tangibili nell’immediato.
E Beppe Grillo in questa fase sembra giocare di sponda con il leader. Un punto dirimente potrebbe essere il reddito di cittadinanza. Il garante è tornato ieri a difendere la misura, postando sui suoi profili social una foto di Nunzia Catalfo — ex ministro tra i promotori della misura — in versione ricercata da vecchio west e commenta. «Ha cercato di migliorare la vita di milioni di persone cadute in povertà. Ora l’ex ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, è tra le 10 persone più ricercate del mondo. Se avvistata avvicinarsi con cautela, può compiere opere di bene alla collettività», ha scritto Grillo. Le parole del garante hanno suscitato la reazione di qualche ex, passato a Insieme per il futuro: «Si è già dimenticato che il reddito lo ha realizzato Di Maio». Insomma, l’«avvocato del popolo» si prepara a una giornata di fuoco. Nel Movimento c’è chi ironizza: «Alla fine sarà il solito penultimatum», ma rispetto al passato stavolta le tentazioni per l’ex premier e per una buona fetta del gruppo sono molto più forti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su