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A tenere le redini dei conti dello Stato potrebbe tornare Siniscalco: improbabile che vengano spacchettate Finanze e Bilancio. Continua il braccio di ferro sull’Interno a Salvini

Nei suoi pensieri domina la preoccupazione per conti pubblici e crisi energetica che diventa l’emergenza assoluta di questi giorni, e si teme lo resti a lungo. Ed è soprattutto sui dossier, sui contatti con Palazzo Chigi che l’avrebbero vista direttamente impegnata con Mario Draghi e sono continui, sulle riunioni con i suoi (il partito si riunirà in assemblea con tutti i parlamentari la prossima settimana) che si è concentrata ieri Giorgia Meloni.
Un solo incontro, quello con il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach in vista delle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina del 2026, poi nell’agenda null’altro. Nessun alleato da ricevere, nessuna trattativa esposta agli occhi indiscreti dei media. Con Maurizio Lupi e Silvio Berlusconi faccia a faccia e contatti ci saranno, ma la leader di FdI non vuole dare l’immagine di chi, quasi avesse già ricevuto l’incarico, tiene consultazioni ufficiali e definisce la lista di governo: non sarebbe nè «corretto» nè «opportuno», tanto più in un momento così delicato per il Paese nel quale serve «responsabilità». Figurarsi quindi se si può agire in modo meno che rispettoso nei confronti del Quirinale.
Anche così va letto il messaggio che ieri mattina Meloni ha lanciato via Twitter: «Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a eventuali ministri di un governo di centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quella di Speranza & co. vi assicuro che stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà. Non credete alle bugie che circolano» è la chiusura su una sorta di smentita globale che in teoria riguarda tutto. Meloni ci tiene a far sapere che con Salvini l’incontro è andato «bene», che l’atmosfera è buona, che nel loro faccia a faccia non ci sono stati né veti né imposizioni nè minacce di appoggio esterno. E il leader leghista conferma.
Qualcuno commentava ieri con malizia l’accenno al ministero della Salute, proprio quello dove molti «toto-ministri» inserivano Licia Ronzulli. Dai fedelissimi di Meloni si spiega che no, non c’era alcun attacco, semmai lo strale era nei confronti di auto-candidature di virologi star. E in generale il messaggio è: la lista non è pronta e comunque non la sa nessuno tranne lei. Rivendicazione del ruolo e assieme necessità di non aprire fronti interni. Come ha detto in serata, si sente «garantita» dal fatto che la sua coalizione sia e resti compatta, su tutto. Ma il lavoro sulla formazione del governo continua con nodi non ancora sciolti.
Salvini non sembra cedere per ora sulla richiesta di tornare al Viminale. Veto o no, la resistenza della premier in pectore di fronte all’ipotesi resta, e si studiano soluzioni alternative. Una è affidare al leader leghista un ministero comunque di peso, magari le Infrastrutture — anche se in quella casella Salvini pensa al fedelissimo Edoardo Rixi — e nominarlo anche vice premier insieme a un omologo di FI, Antonio Tajani, che pure aspira a un dicastero importante, Esteri o Difesa i preferiti. Alla Lega potrebbe andare comunque il Viminale — si fa il nome di Molteni — mentre per Giulia Bongiorno più che la Giustizia c’è la Pubblica amministrazione.
Ma ogni scelta se ne porta dietro altre: alla Difesa, nonostante insista nel dire che non è disponibile a tornare al governo, potrebbe approdare Guido Crosetto, uno dei nomi forti di FdI, che potrebbe anche diventare sottosegretario alla Presidenza. E poi ci sono Fazzolari, Lollobrigida, Urso e Fitto, per ministeri ai quali se ne aggiungerebbe anche uno «del Mare». Anche La Russa è uno di questi, se non diverrà presidente del Senato, dove corre pure il leghista Calderoli. Difficile che possa essere Palazzo Madama la camera che la leader non sarebbe contraria ad affidare all’opposizione nonostante i no di Lega e FI: più facile Montecitorio, per il Pd. Un ministero sembra sicuro anche per i centristi, con Lupi.
La partita più delicata resta quella dell’Economia. Difficile possa andare in porto lo spacchettamento del ministero (Finanze e Bilancio), per i tempi lunghi burocratici che l’operazione comporterebbe, visto che serve un decreto ad hoc, mentre è possibile che l’energia sia accorpata al ministero per la Transizione. Motivo in più per cui non è tramontata la speranza che a guidare l’Economia sia Fabio Panetta — membro del board della Bce e possibile governatore di Bankitalia — finora apparso freddo rispetto all’ipotesi ma non ancora definitivo nel no. Per un incarico economico, si vedrà quale, è forte anche il nome dell’ex ministro Domenico Siniscalco.

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