luigi di maio

Il ministro degli Esteri accusa il Movimento di aver indebolito il governo: «Bisogna avere il coraggio di dire la verità agli italiani. Da irresponsabili picconare la stabilità del governo»

“Non ci sarà spazio per l’odio, per populismi, sovranismi. Uno vale uno. I primi interlocutori saranno i nostri sindaci». Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, incontrando la stampa all’Hotel Bernini di Roma, annuncia l’addio al Movimento 5 Stelle, che «da domani non sarà più la prima forza in Parlamento». Di Maio ripercorre le ultime 24 ore e spiega: «Quella di oggi è stata una giornata molto importante, al Senato è stata votata le risoluzione che rafforza il governo e il presidente Draghi che andrà al prossimo consiglio europeo con il forte sostegno delle forze politiche che sostengono l’Esecutivo. Dopo settimane di ambiguità, turbolenze e attacchi oggi siamo arrivati a un voto netto».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ambivalenza del M5S in politica estera: «Dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, con l’Ucraina aggredita o la Russia aggressore. Le posizioni di alcuni dirigenti del M5s hanno rischiato di indebolire il nostro Paese» ha continuato Di Maio. «Nessuno ha intenzione di creare una forza politica personale, ci mettiamo in cammino. Partendo dagli amministratori locali. Dovrà essere un’onda con al centro le esigenze territoriali».

Una cinquantina le firme raccolte
Intanto, oltre 50 gli ex M5S pronti alla scissione e altri 5 esponenti di governo, da Pierpaolo Sileri a Laura Castelli, per la formazione dei due gruppi di Camera e Senato che saranno guidati da Luigi Di Maio, dopo la scissione del Movimento 5Stelle. È quanto apprende LaPresse dai dimaiani impegnati in queste ore al completamento delle liste. I deputati a dire addio al leader del M5S Giuseppe Conte sarebbero Gianluca Vacca, Sergio Battelli, Alberto Manca, Caterina Licatini, Luigi Iovino, Andrea Caso, Davide Serritella, Daniele Del Grosso, Paola Deiana, Filippo Gallinella, Francesco D’Uva, Vincenzo Spadafora, Iolanda Di Stasio, Cosimo Adelizzi, Carla Ruocco, Marialuisa Faro, Vittoria Casa, Gianluca Rizzo, Mattia Fantinati, Generoso Maraia, Patrizia Terzoni, Pasquale Maione, Giovanni Luca Aresta, Maria Pallini, Andrea Giarrizzo, Chiara Gagnarli, Nicola Grimaldi, Luciano Cillis, Elisabetta Barbuto, Anna Macina, Marianna Iorio, Luca Frusone, Giuseppe D’Ippolito, Silvana Nappi ed Emanuele Scagliusi. Tra i senatori invece ci sarebbero i nomi di Emiliano Fenu, Fabrizio Trentacoste, Daniela Donno e Antonella Campagna, oltre a quelli di Vincenzo Presutto, Primo Di Nicola, Sergio Vaccaro e Simona Nocerino. Per quanto riguarda il governo a dire addio al Movimento, sarebbero Laura Castelli (MEF), Anna Macina (Giustizia) e Dalila Nesci (Sud).

Il nuovo gruppo “Insieme per il futuro”
ll possibile gruppo costitutivo (si chiamerà “Insieme per il futuro”) che punta alla scissione all’interno del Movimento 5 stelle è composto di circa trenta parlamentari che nei giorni scorsi hanno formato una sorta di coordinamento, ma i dimaiani sono convinti che si possa arrivare perlomeno al doppio dei numeri. E il nascente gruppo “attrae” anche al centro. Il ministro degli Esteri, a quanto apprende l’Adnkronos, non pesca solo nel bacino dei Cinque Stelle ma anche tra le fila di “Coraggio Italia”. Raccontano, infatti, che il deputato Antonio Lombardo sia molto interessato al progetto politico dimaiano e sia fortemente tentato di lasciare il gruppo parlamentare guidato da Marco Marin che fa capo a Luigi Brugnaro. Interpellato in proposito, Lombardo non commenta i boatos. Dopo l’uscita nei giorni scorso della Vietina, allo stato, se anche Lombardo dovesse lasciare il partito fondato dal sindaco di Venezia, Coraggio Italia si ritroverebbe con 18 parlamentari, ovvero al di sotto di quota 20, prevista per costituire un gruppo autonomo.
Intanto, oggi alle 15 in punto ha parlato al Senato il premier Mario Draghi. E a chi gli chiedeva se fosse preoccupato per le sorti del governo ha risposto: «No». E a chi gli ha chiesto se fosse soddisfatto del voto sulle sue comunicazioni da parte dell’Aula di Palazzo Madama, Draghi ha risposto annuendo. Sottolineando, infine, con una stoccata a Putin e alla Russia che «i crimini di guerra vanno puniti». Aggiungendo: «La strategia dell’Italia –scandisce Mario Draghi in Aula – si muove su due fronti: sosteniamo l’Ucraina e le sanzioni alla Russia affinché Mosca accetti di sedersi al tavolo» per la pace. «Solo una pace concordata – dice -e non subita può essere duratura», afferma il premier. «Una sottomissione violenta porta al prolungamento del conflitto», osserva il premier. «Ho constatato la determinazione degli ucraini. Noi intendiamo sostenere l’Ucraina». E spiega: «Le sanzioni alla Russia funzionano. Il tempo sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci. Ma i canali diplomatici rimangono aperti» per una pace «nei termini che sosterrà l’Ucraina». Quindi, il passaggio sull’Ucraina e la conclusione dell’intervento: «L’Italia continuerà a lavorare con l’Ue e i nostri partner del G7 per sostenere l’Ucraina, ricercare la pace, superare questa crisi. Questo è il mandato che il governo ha ricevuto dal Parlamento, da voi. Questa è la guida per la nostra azione, grazie».

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