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Il premier durante le comunicazioni in Senato e poi alla Camera sugli sviluppi della crisi internazionale scatenata dalla Russia: “Con l’invasione finisce l’illusione che la pace sia scontata ma io continuerò a cercarla con tutta la volontà, senza pausa”. Ancora solidarietà a Zelensky e al suo popolo. Petrocelli vota contro. In Aula a Montecitorio esposta una bandiera della pace durante l’intervento della deputata di Potere al Popolo

“L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea”. Lo ripete ancora il presidente del Consiglio, Mario Draghi, questa volta durante le comunicazioni in Senato – e poi alla Camera – sugli sviluppi della crisi ucraina. Venerdì scorso durante l’informativa in Parlamento, aveva definito i giorni del conflitto come “i più bui della storia europea”. E ora con l’invasione è finita l’illusione che la pace sia scontata. “Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento fossero mostruosità irripetibili. Che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione Europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre – ha detto Draghi – In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici”. Poi, alla Camera, ha aggiunto: “Non è vero che ci siamo rassegnati a non perseguire la pace, non c’è alcuna rassegnazione. Vi ringrazio molto del ruolo che alcuni mi vogliono attribuire. Ma io credo che non occorra cercare un ruolo, ma cercare la pace, e su questo potete contare che lo farò con tutta la mia volontà, senza pausa”.
Ora “tocca a noi tutti decidere come reagire. L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte”, ha continuato il premier nell’Aula del Senato. Che poi in replica ha precisato: “Da tutto ciò se ne esce con la pace, col dialogo, ma ho l’impressione che questo non sia il momento. Avete visto ieri il secondo, terzo tentativo del presidente Macron di parlare, avete visto le sue dichiarazioni smentite dalle dichiarazioni di fonte russa. Verrà il momento del dialogo e per questo bisogna tenere l’attenzione vigile, occorre afferrare quel momento quando si presenta. Ho l’impressione che ora non ci sia, ma noi restiamo pronti – ha continuato – Guardare al passato ‘è inutile se ci divide. Quello che abbiamo davanti è qualcosa che ci deve unire perché il futuro dei figli e dei giovani sia il più possibile conservato come è stato il nostro passato di pace e di libertà”.
Alla fine, il Senato, con 244 voti favorevoli, 13 contrari e 3 astenuti, ha approvato la risoluzione bipartisan presentata dalla maggioranza e da Fratelli d’Italia sulle comunicazioni del presidente del Consiglio. Respinte le altre risoluzioni presentate dai senatori del gruppo Misto. Il senatore M5S Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri, ha votato contro, come aveva annunciato. Assenti undici senatori grillini, alcuni in congedo o in missione, come il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, e i sottosegretari Barbara Floridia e Pierpaolo Sileri. Sette gli assenti della Lega, tra i quali Armando Siri.
di contesto. Alla Camera, il premier ha illustrato le sue comunicazioni nel pomeriggio, lasciando poi spazio agli interventi. “Convinto sostegno al governo” è arrivato da Enrico Letta. Il segretario del Pd ha poi polemizzato con Giorgia Meloni, la leader di Fdi che, pur dall’opposizione, ha offerto il suo appoggio all’esecutivo non lesinando, però, alcune critiche: “L’Italia deve fare tutto quello che può per favorire le negoziazioni, anche se sulle doti diplomatiche di questo governo ci permettiamo di nutrire qualche perplessità. Ieri è saltato il collegamento con Macron perché non c’era campo, qualche giorno fa il presidente Zelensky è stato rimbalzato da qualche suo collaboratore…”. Poi Meloni ha definito “grotteschi” i due stati di emergenza decretati dal governo, uno sul Covid e uno sulla crisi ucraina: “Se avete varato un nuovo stato di emergenza, minimo va rimosso immediatamente lo stato di emergenza relativo al Covid”. “Polemica assolutamente inutile”, l’ha bollata Letta.
Durante la discussione a Montecitorio, poi, è stata esposta anche una bandiera arcobaleno, simbolo della pace, dai deputati di Potere al Popolo al termine della dichiarazione di voto di Maria Chiara Ehm sulle risoluzioni relative alle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla crisi in Ucraina. Il vicepresidente Ettore Rosato ne ha chiesto la rimozione. Sempre alla Camera Sinistra italiana, con Nicola Fratoianni, ha sottolineato la sua “condanna netta e senza appello” dell’aggressione russa all’Ucraina che “viola ogni norma del diritto internazionale contro uno Stato sovrano”. Nel suo discorso, ha chiesto al premier di “mettere in campo un’iniziativa ancor più forte di quella che abbiamo visto fino ad oggi. In particolare da parte di un’Europa che ha stentato e continua a stentare nella costruzione di un profilo di autonomia politico, diplomatico in grado di disegnare la soluzione non solo per l’oggi, per questa drammatica crisi, ma anche per il domani, per la costruzione di un quadro di stabilità, di pace, di disarmo nell’area europea e sul Pianeta”.
Al momento del foto finale, via libera alla Camera con 520 a favore alla mozione bipartisan, respinte le altre 4 mozioni presentate dalle opposizioni.
L’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky, ha spiegato nel suo discorso Draghi, “che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese. A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza. Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati”, le parole del presidente del Consiglio. Che ha poi chiuso il suo discorso citando Alcide De Gasperi: “Il cuore del popolo italiano è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, ‘per costruire un mondo più giusto e più umano'”.

Solidarietà al popolo ucraino e al suo presidente Zelensky
Draghi si è rivolto al popolo ucraino e al suo presidente Zelensky che per “la loro eroica resistenza ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili”. E ancora una volta ha espresso tutta la sua solidarietà e “quella del governo e degli italiani al presidente Zelensky, al governo ucraino e a tutte le cittadine e cittadini dell’Ucraina. Voglio inoltre esprimere vicinanza alle 236mila persone di nazionalità ucraina presenti in Italia che vivono giorni drammatici per il destino dei propri cari”. Tutti i senatori hanno risposto con un lungo applauso che ha riempito l’Aula.

“Agli italiani in Ucraina: partite”
E il premier si è così anche rivolto agli italiani in Ucraina che sono “circa 2.300, di cui oltre 1.600 residenti. Dal 12 febbraio la Farnesina ha raccomandato loro di lasciare l’Ucraina con i mezzi commerciali disponibili. A partire dal 24 febbraio, in seguito agli attacchi da parte russa, l’avviso è stato modificato. Ai connazionali ancora presenti nella capitale ucraina e dintorni abbiamo raccomandato di utilizzare i mezzi tuttora disponibili, inclusi i treni, per lasciare la città, negli orari in cui non c’è il coprifuoco. In queste ore non vige il coprifuoco, ma la situazione potrebbe cambiare in conseguenza dell’andamento delle operazioni militari. Raccomandiamo la massima cautela”. Il personale dell’Ambasciata a Kiev, invece, al momento si è spostato dall’Ambasciata “presso la Residenza dell’Ambasciatore insieme a un gruppo di connazionali, inclusi minori e neonati. In Residenza si sono concentrate 87 persone, di cui 72 dovrebbero trasferirsi oggi a Leopoli”, ha detto Draghi ringraziando l’Ambasciatore in Ucraina, Pier Francesco Zazo, il personale dell’Ambasciata “per lo spirito di servizio, la dedizione, il coraggio mostrati in questi giorni drammatici”.

“Condanniamo Putin”
Le mosse di Putin sono da condannare. Come “le minacce di far pagare con ‘conseguenze mai sperimentate prima nella storia chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari” che “ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria”. Perché “tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa – ha ripetuto Draghi.- Non possiamo lasciare che questo accada”, ha aggiunto il premier. E mentre condanna la posizione di Putin, il premier ha ricordato che “questo non è uno scontro contro la nazione e i suoi cittadini – molti dei quali non approvano le azioni del loro governo. Dall’inizio dell’invasione, sono circa 6.000 le persone arrestate per aver manifestato contro l’invasione dell’Ucraina – 2.700 solo nella giornata di domenica. Ammiro il coraggio di chi vi prende parte.
Il Cremlino dovrebbe ascoltare queste voci e abbandonare i suoi piani di guerra”.

Grazie agli italiani impegnati in Ucraina
Ammirazione per i russi che si ribellano ma anche per i volontari italiani impegnati in prima linea per sostenere l’Ucraina “dal punto di vista umanitario e migratorio, in stretto coordinamento con i partner europei e internazionali – ha detto Draghi – La situazione umanitaria nel Paese è sempre più grave. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha stimato in 18 milioni il numero di persone che potrebbe necessitare di aiuti umanitari nei prossimi mesi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) stima che gli sfollati interni potrebbero raggiungere cifre tra i 6 e i 7,5 milioni e i rifugiati fra i 3 e i 4 milioni. Sono stimate in circa 400.000 le persone che hanno lasciato l’Ucraina, in direzione principalmente dei Paesi vicini”.
Draghi ha ricordato che “l’Italia ha già contribuito in modo considerevole all’emergenza con un finanziamento di 110 milioni di euro a favore di Kiev come sostegno al bilancio generale dello Stato. Abbiamo stanziato un primo contributo del valore di un milione di euro al Comitato Internazionale della Croce Rossa, donato oltre 4 tonnellate di materiale sanitario, e offerto 200 tende familiari e 1.000 brandine. Abbiamo in programma l’invio di beni per l’assistenza alla popolazione, l’invio di farmaci e dispositivi sanitari e il dispiegamento di assetti sanitari da campo”. Per questo, ha ringraziato “la Croce Rossa Italiana, la Protezione Civile e tutti i volontari per il loro costante impegno a favore dei più deboli. L’Italia è pronta a fare di più, sia attraverso le principali organizzazioni umanitarie attive sul luogo, sia con donazioni materiali”. E “farà di tutto per aiutare i Paesi vicini” all’Ucraina “nel dramma dell’impatto che questa gigantesca migrazione sta avendo su di loro. La Polonia e la Romania possono contare sull’Italia”.

Rimane stop a stato d’emergenza il 31 marzo
Non solo. “Nel Consiglio dei ministri di ieri abbiamo stanziato 10 milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionali, per assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina. Per farlo è stato dichiarato uno stato di emergenza umanitaria, che durerà fino al 31 dicembre e che ha esclusivamente lo scopo di assicurare il massimo aiuto dell’Italia all’Ucraina. È un impegno di solidarietà, che non avrà conseguenze per gli italiani, e che non cambia la decisione di porre fine il 31 marzo allo stato di emergenza per il Covid-19”, ha precisato.
Draghi ha ripercorso le tappe dell’aggressione russa in Ucraina. “Sinora, i piani di Mosca per un’invasione rapida e una conquista di ampie fasce del territorio ucraino in pochi giorni sembrano fallire, anche grazie all’opposizione coraggiosa dell’esercito e del popolo ucraino e all’unità dimostrata dall’Unione Europea e dai suoi alleati. Le truppe russe proseguono la loro avanzata per prendere possesso delle principali città – ha continuato durante le comunicazioni al Senato – Una lunga colonna di mezzi militari è alle porte di Kiev, dove nella notte si sono registrati raid missilistici, anche a danno di quartieri residenziali, ed esplosioni. Aumentano le vittime civili di questo conflitto ora che l’attacco, dopo aver preso di mira le installazioni militari, si è spostato nei centri urbani”.

Al momento non interrotte forniture gas
Il premier ha assicurato ancora che “il governo è al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni. L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia – ha spiegato – Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione. Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata”.
Il governo quindi ha allo studio una serie di misure “per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia. Voglio ringraziare il ministro Cingolani per il grande lavoro che sta svolgendo su questo tema – ha precisato il premier – La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperita. Per questo, dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili – come facciamo nell’ambito del programma ‘Next Generation Eu’. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano. Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto Tap”, ha sottolineato Draghi.
Il presidente del Consiglio ha chiuso il suo discorso citando Alcide De Gasperi: “Il cuore del popolo italiano è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, ‘per costruire un mondo più giusto e più umano”.

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