Elezioni regionali 1

I seggi sono aperti fino alle 15, ma il primo giorno fotografa un Paese in cui trionfa la disaffezione

«È un’elezione importante, quindi spero che l’affluenza sia adeguata a una scelta come quella che si deve fare per regioni così strategiche per la nazione. Quindi andate a votare», prova a invertire la tendenza Giorgia Meloni. Ma la fotografia ieri sera al primo giorno di votazioni è quella già registrata alle politiche, un calo netto di partecipazione. Alle ore 19, nel Lazio aveva votato il 22,11 per cento degli elettori, contro il 50,96 del 2018, quando però si votò un solo giorno. In Lombardia il 27 per cento rispetto al 59 precedente. Sono i dati più bassi di affluenza, (se pur provvisori, visto che si voterà fino alle 15 di oggi) mai registrati in elezioni analoghe nelle due regioni. Tanto per fare un paragone, il calo di quasi dieci punti delle politiche del 25 settembre, potrebbe essere ampliato in queste regionali. Ma è pur vero che altre volte è capitato l’inverso, come nel 2013, quando alle 22 nel Lazio aveva votato il 53 per cento, rispetto al 43 del 2010, con un aumento quasi del dieci per cento.
Un calo deciso comunque era previsto e temuto dai partiti, ma non così marcato, al punto che perfino l’attore Lino Banfi spende la sua popolarità per chiamare gli italiani alle urne. I politici si sbracciano tutti, a partire da Giorgia Meloni, ma anche Silvio Berlusconi, Enrico Letta e Giuseppe Conte, per citare schieramenti opposti, ricordando il diritto-dovere di votare alle elezioni. Chi con accenti più preoccupati, chi con toni accorati e chi, come Vittorio Sgarbi, con grande disincanto: «Se queste vengono considerate elezioni di serie B, l’elettore, che è intelligente, decide di non partecipare. Quindi la disaffezione, prima ancora che degli elettori, è dei possibili eletti». Un modo per dire che le forze politiche hanno puntato su candidati deboli, perché come dice il sottosegretario alla Cultura, candidato come consigliere regionale in entrambe le regioni, «c’è bisogno di personaggi, di personalità forti, di nomi famosi. Io sono l’unico componente del Governo che si è messo in gioco».
Il campanello d’allarme nelle sedi di tutti i comitati elettorali di queste elezioni regionali in Lazio e Lombardia suona fin dalle 12, quando sui terminali del Viminale compare un dato quasi raccapricciante per gli addetti ai lavori, 8,96 per cento di affluenza media nelle due regioni, contro il 18 e passa di cinque anni fa.
Il centrosinistra spera in qualche sorpresa e attende il dato delle grandi città, solitamente più benevole, anche se la scarsa affluenza registrata anche nella capitale non è un buon viatico. Il centrodestra se pur favorito in tutti i sondaggi, teme che questa variabile impazzita possa far mutare qualcuna delle previsioni favorevoli per i suoi candidati: Attilio Fontana in Lombardia e Francesco Rocca nel Lazio. Oggi fino alle 15 gli elettori potranno esprimersi, scegliendo nel Lazio tra Rocca, Alessio D’Amato, sostenuto da Pd, Verdi e Terzo Polo e Donatella Bianchi dei 5stelle. In Lombardia tra Fontana (Lega, FI e Fdi), Letizia Moratti (terzo Polo) e Pierfrancesco Majorino (Pd, 5Stelle). Ma l’esito sulla carta è scontato e anche gli esperti non pensano possa cambiare, visto che tutti i sondaggi pubblicati prima dello stop elettorale di due settimane fa, davano chances solo al centrodestra. «Sono preoccupato per l’affluenza, chi non vota non è un buon italiano», prova a sferzare i suoi il Cavaliere. «Tutti a votare, in democrazia si vota!», esclama Nicola Zingaretti per motivare le truppe di quello che vorrebbe fosse il suo successore, D’Amato.

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