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Meloni: nessuno negherà il dissenso. Rampelli: si potranno fare correzioni con le opposizioni

Dopo le polemiche, il governo apre alle modifiche della norma sui rave party. Di revisione possibile, in fase di conversione del decreto in legge (l’iter inizia oggi in Senato) parla Fabio Rampelli, storico esponente di FdI e fedelissimo della premier. Francesco Paolo Sisto, forzista e neonominato viceministro alla Giustizia, va oltre, ipotizza la «necessità di intervenire» per «evitare equivoci» cioè «che la norma possa applicarsi alla legittima manifestazione del dissenso». In serata è lo stesso titolare del dicastero, Carlo Nordio, a esplicitare possibili modifiche in Parlamento, mentre tra i big azzurri non si esclude che alla correzione lavori già il governo.
«La norma tutela i beni giuridici dell’incolumità e della salute pubblica quando sono esposti a un pericolo — fa il punto con una nota Nordio — ma non incide sui diritti di libera espressione del pensiero e della libera riunione. La sua formulazione è sottoposta al vaglio del Parlamento che può approvarla o modificarla».
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ieri era tornata a parlare del decreto sui social, per difenderlo. «Rivendico la norma — ha scritto — ne vado fiera». Dopo anni di «governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità», con il decreto «l’Italia non sarà più maglia nera in tema di sicurezza». Anche Meloni, però, aveva offerto un ramoscello: «Le strumentalizzazioni sul diritto a manifestare lasciano il tempo che trovano — continua Meloni — ma rassicuro i cittadini, se ce ne fosse bisogno: non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso. A negarlo in passato, semmai, sono stati quanti hanno difeso di fatto chi invade terreni ed edifici altrui. Abbiamo dimostrato che se lo Stato c’è, può garantire ai cittadini di vivere in una Nazione più sicura. Anche in passato si sarebbero potuti arginare episodi simili». Il vicepresidente della Camera, Rampelli, media, indicando la strada: «Se l’opposizione è animata dalle migliori intenzioni, potremo modificare il provvedimento insieme in Aula».
Affonda il colpo un altro vicepresidente della Camera, il forzista Giorgio Mulè, che annuncia emendamenti. E qui è il viceministro Sisto che media: «La norma sui rave party non deve riguardare chi esprime dissenso in ambito scolastico o sindacale». Una posizione che porta alla luce il malessere dentro FI sia sul possibile ambito di applicazione della norma, sia sulle misure detentive per il reato e la conseguente possibilità di richiedere intercettazioni.
In materia di giustizia, Meloni, intanto, promette di «mettere mano all’abuso d’ufficio» contro cui protestano da tempo i sindaci.

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