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Gli alleati bocciano Cassese e Frattini. Salvini si tiene la carta del diplomatico Massolo

Matteo Salvini compila liste, inizia al mattino presto e finisce a notte fonda. Il leader della Lega aveva promesso di fare i nomi di «figure dall’alto profilo istituzionale», ed è stato di parola. Ma da quando ha cominciato poi non ha più smesso, generando qualche confusione tra gli interlocutori, specie tra gli alleati, sempre più preoccupati dalla riedizione di un patto Salvini-Conte. Il centrodestra oggi voterà per Maria Elisabetta Casellati, poi si vedrà.
Quando i portoni di Montecitorio si chiudono sono tutti un po’ spaesati. Nel palazzo sono usciti nomi, poi scomparsi nel giro di mezz’ora, seguiti da altri personaggi, che dopo pochi attimi però già erano entrati nel girone dei «bruciati». «Sono andato a pranzo con la Belloni presidente, torno e non la ritrovo più», scherza un deputato di Fratelli d’Italia in Transatlantico. Il sentimento di confusione è collettivo, «non ci si capisce più niente», scuote la testa un leghista di primo piano. «Caos totale», gli fa eco il collega accanto. È mezzanotte passata, la giornata era cominciata alle otto del mattino con un vertice di centrodestra, al quale poi sono seguite riunioni, incontri, telefonate, colloqui. E poi di notte ecco un altro vertice, concluso con l’indicazione di voto per Casellati. Alla fine di questa che doveva essere la data chiave per sbloccare la trattativa, con il quorum che si abbassava e l’orologio che correva, si fanno liste e si smontano con una disinvoltura impensabile, tra lo sconcerto dei soci di coalizione. Nell’ultimo incontro del centrodestra Salvini arriva con una terna, Sabino Cassese, Franco Frattini e Giampiero Massolo. Ma ancora prima di sedersi al tavolo, per la seconda volta nella giornata i protagonisti vengono impallinati uno per uno, senza più nemmeno il pudore dell’anonimato: «Cassese? Più che irricevibile. Improponibile. Ma siamo seri. Ma basta», dice il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Anche nella stessa Lega l’idea di candidare il costituzionalista non piace, «ha idee centraliste», dice Luca Zaia in Transatlantico.
Poco prima era intervenuto Ignazio La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia: «Frattini è persona stimabile, ma non mi risulta che sia nelle recenti interlocuzioni del centrodestra, di sicuro non con Fratelli d’Italia. Se non c’è nella rosa di nomi che abbiamo indicato, mi pare difficile che spunti all’improvviso». La Russa non trattiene il fastidio per il modo di condurre questa trattativa da parte di Salvini: «Non mi piace il metodo». Solo due giorni fa era stata Forza Italia a bocciare il nome di Frattini. La candidatura più recente è quella dell’ambasciatore Massolo, attuale presidente di Fincantieri, che però, almeno per il momento, raccoglie la freddezza di Forza Italia, «abbiamo bocciato la Belloni perché viene dai servizi segreti, perché per Massolo dovremmo adottare un altro criterio?», si chiede un esponente azzurro di primo piano. Salvini si gioca questa carta nel vertice notturno, crede che possa essere quella buona, anche in virtù dei rapporti trasversali dell’ambasciatore, con un curriculum vasto e prestigioso. Coraggio Italia mette subito un paletto: «Trovare un accordo tra tutti i partiti della maggioranza o noi non ci stiamo». Una posizione difficilmente compatibile con quella di Fratelli d’Italia che già ieri mattina aveva protestato per la decisione di astenersi alla quarta votazione, «dobbiamo votare un nostro candidato», ha detto senza successo.
Oggi è un altro giorno, si spera meno confuso. Si vota alle 11 e il centrodestra ha deciso di votare Casellati, un modo per contarsi, senza troppe velleità di successo. Il leader della Lega poi potrebbe portare una proposta al centrosinistra. Ieri il leader della Lega ha condotto un’operazione di scouting, «ho trascorso un pomeriggio di incontri con persone da andare a proporre a Letta», dice nel pomeriggio in piazza Montecitorio. Matteo Renzi, a lungo interlocutore privilegiato di Salvini, attacca: «Questo è il Parlamento, non il teatrino di XFactor per qualche aspirante leader». Nel taschino restano altre soluzioni, Giuliano Amato o al limite Sergio Mattarella, clausole di salvaguardia da utilizzare in caso di situazione disperata. Non proprio una prospettiva lontana.

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