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Giorgia Meloni ha fatto riferimento a chi ama la patria ed è disposto a combattere per essa, ma chi ne è capace?

Il “Presidente patriota”. Giorgia Meloni si è inventata una nuova figura politica e questa trovata le ha consentito di “chiamare” una scia di commenti sulla Rete ma anche nel sistema politico-mediatico. Tutti a chiedersi, più o meno apertamente: ma Giorgia ha un candidato coperto per il Quirinale? L’exploit della leader di Fratelli d’Italia risale a domenica, quando ha chiuso la sua “Atreju”, annunciando: «Noi vogliamo un patriota al Quirinale!».
I suoi l’hanno applaudita e gli avversari politici l’hanno presa sul serio. Enrico Letta ha postato una foto di Sandro Pertini, settimo presidente della Repubblica, in carica dal 1978 al 1985, con scritto Capo di Stato #Patriota. Come dire: il presidente più patriota è stato un eroe dell’antifascismo. E Maurizio Gasparri di Forza Italia, ma che viene dall’Msi-An come Meloni, ha rilanciato: «Berlusconi quanto a patriottismo non lo batte nessuno».
Ma nel giro di 48 ore – dai contatti riservati di Meloni e dallo scambio di informazioni che corrono tra i partiti – è affiorato il senso della sortita: i Fratelli d’Italia non hanno un patriota da candidare al Quirinale, ma intendono stare nella partita, anzitutto esprimendo veti. E quindi tagliando dalla corsa candidati sgraditi. Senza escludersi dalla possibilità – per ora remota – di concorrere alla salita al Quirinale di Mario Draghi.
Naturalmente la sortita domenicale di Meloni ha acceso nel Palazzo diverse domande. Una su tutte: a parte Berlusconi, c’è un patriota “coperto”? Se uno prova a chiederlo a Guido Crosetto, il personaggio con più relazioni nell’universo di Fratelli d’Italia, la risposta è brusca: «Mi scusi ma lei è la decima persona che mi fa la stessa domanda. Ma l’avete ascoltato tutto quel che Giorgia Meloni ha detto in questi giorni?». Inutile insistere, Crosetto non intende interpretare Meloni. Che a suo avviso è eloquente di suo.
E in effetti nel suo discorso Giorgia Meloni ha attaccato Enrico Letta con espressioni di dileggio («È il Rocco Casalino di Macron»), soprattutto ha chiuso a presidenti di area Dem, tratteggiando un Pd vassallo della Francia e come tale inadatto ad esprimere un Capo dello Stato. È questa la notizia? Adolfo Urso, presidente del Copasir, è laconico: «È evidente che stavolta non sarà possibile immaginare presidenti direttamente espressi dal Pd: per i precedenti e per la forza parlamentare che oggi esprime quel partito».
E dunque, a parte Berlusconi, esiste un candidato coperto della destra? E Draghi è sgradito? Per trovare una risposta, in questo caso occorre interpellare uno dei personaggi più vicini a Meloni e la risposta a microfoni spenti, è chiara: «Giorgia ha espresso riserve su Draghi ma non ha mai espresso veti…». E allora, perché tutta questa “narrazione” sul presidente patriota? In questo caso bisogna fare un passo indietro e tornare ad un consiglio che qualche tempo fa sempre Crosetto, diede a Giorgia Meloni: «Dobbiamo evitare di farci spingere nel lato oscuro della politica. Perché stanno tentando di fare questo dipingendoci come fascisti, razzisti o no vax». E allora ecco un’altra chiave che aiuta a spiegare la sortita di Giorgia Meloni: i Fratelli d’Italia non vogliono essere identificati come post-fascisti, ma neppure come sovranisti, che oramai è l’autorappresentazione preferita da Matteo Salvini e dalla Lega. Morale della storia: d’ora in poi, nello slang politico-mediatico, i Fratelli aspirano ad essere definiti semplicemente patrioti.
In Meloni c’è anche un messaggio anti-europeista? Il presidente patriota è anche quello che fa prevalere gli interessi nazionali su quelli europei? La leader di Fratelli d’Italia non ha citato, come esempi negativi, gli ultimi tre Capi dello Stato, tutti ultra-europeisti. Napolitano si “inventò” nel 2011 la presidenza Monti per fronteggiare la paura di Germania e Francia di una bancarotta italiana, mentre nel 2018 Mattarella mise un veto verso Paolo Savona ministro dell’Economia voluto da Lega e Cinque stelle. Ricorda Adolfo Urso: «Nel 1999 fu eletto Carlo Azeglio Ciampi, un presidente patriota e a chi lo ha dimenticato occorre ricordare che la destra, allora di Alleanza nazionale, ebbe – assieme al presidente del Consiglio D’Alema – un ruolo assai importante nella fase che precedette la scelta di Ciampi».

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