Fonte: Corriere della Sera

di Francesco Verderame

La verifica avrebbe la funzione di rivedere la logica dei Dpcm e delle task force


La parola «verifica» ricorda i vecchi riti della politica. Già solo citarla, provoca un moto di rigetto nei cittadini perché richiama a discussioni senza soluzioni, a formule vuote dietro cui si celano questioni di potere. Ma oggi la verifica è necessaria, perché nel governo c’è un evidente problema politico che va risolto. La maggioranza ha un unico modo per rendere questa parola meno insopportabile: stravolgerne il senso.
Se pensasse invece di utilizzare la verifica solo per comprarsi un po’ di tempo pur di andare avanti, commetterebbe un grave errore: di tempo non ne ha, perché di tempo non ce n’è. L’anno che sta arrivando ha già dettato le priorità: sul versante sanitario andrà garantito il piano nazionale dei vaccini e su quello economico andrà attutito il contraccolpo provocato dalla fine dei sussidi. Il primo quadrimestre del 2021 sarà un tornante delicato per il Paese, e in ballo non ci saranno i destini di un premier e delle forze che lo sostengono ma la credibilità delle istituzioni al cospetto dell’opinione pubblica.
Perciò sarebbe utile la verifica, per non farsi trovare impreparati com’è accaduto nella seconda ondata del Covid 19 con la rete sanitaria, la scuola, i trasporti pubblici, gli ammortizzatori sociali. Sono tutti errori che hanno un’origine politica. C’è un motivo quindi se i partiti chiedono al premier maggiore collegialità nel processo decisionale e una distribuzione di compiti e ruoli nella fase di attuazione. Non è pretestuosa la critica che viene rivolta a Giuseppe Conte sulla governance del Recovery fund, perché il tema riporta a due domande: chi decide come destinare le risorse? E qual è il criterio che sottende alla scelta?
Nella fase dell’emergenza-virus, la politica è stata considerata un orpello, accantonata come si fa con le cose superflue. La verifica avrebbe la funzione di rivedere la logica dei Dpcm e delle task force, riconsegnando la responsabilità dei provvedimenti a chi dovrà poi risponderne davanti ai cittadini. Se questo fosse lo spirito della discussione, significherebbe che la maggioranza ha compreso cosa i cittadini vogliono sentirsi dire dal governo alla vigilia di un altro anno difficile: «Siamo pronti». Pronti ad agire nell’interesse nazionale, dopo un confronto senza più furbizie con le opposizioni che hanno dato prova — a volte in modo contraddittorio — di voler collaborare.
Ci si potrà inventare un altro termine per non usare più quella parola, ma non si potranno immaginare scorciatoie, che non esistono. Come non esiste il dogma dell’insostituibilità, la teologia della conservazione, la mistica della stabilità. Esiste solo un Paese che attende. ELa verifica avrebbe la funzione di rivedere la logica dei Dpcm e delle task force.

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