Con la caduta di Mario Draghi e Boris Johnson, fino a settembre due dei principali Paesi europei avranno esecutivi con capacità d’agire limitata: un vuoto di potere in uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni. Fiorenza Sarzanini e Luigi Ippolito spiegano come la gestione dell’emergenza si combina con il disbrigo degli affari correnti e le campagne elettorali. Mentre Federico Rampini riflette sullo stato di salute dei nostri sistemi, rispetto a quelli autoritari

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha fatto capire nel suo breve discorso del 21 luglio, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi: questa crisi di governo cade in uno dei momenti più complicati degli ultimi decenni. Anche perché, come spiega Fiorenza Sarzanini, quello che tecnicamente viene chiamato «disbrigo degli affari correnti» quest’anno comprende l’approvazione di provvedimenti fondamentali. Ed è una consolazione molto parziale che, per una volta, l’Italia non si trovi da sola in questa situazione. Come racconta il corrispondente da Londra Luigi Ippolito, anche la Gran Bretagna resterà senza governo fino a settembre. Una crisi parallela che per qualcuno (a partire da chi governa la Russia) è la dimostrazione di una crisi più ampia: quella delle democrazie, rispetto ai più efficienti regimi autoritari.

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