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Le accuse di Meloni sulla gestione dell’emergenza: «Mai più modelli restrittivi». L’ex ministro Speranza: così lei accontenta i no vax

La critica netta e su più piani, che Giorgia Meloni, nelle sue dichiarazioni programmatiche alla Camera rivolge a chi ha gestito l’emergenza Covid, provoca una reazione dura dei protagonisti di quella stagione. Come l’ex ministro della Salute: «Ha ancora paura di scontentare i no vax che l’hanno votata», la risposta ruvida, a caldo di Roberto Speranza. Difeso anche dal segretario Pd Enrico Letta: «Siamo fieri di avere tra i nostri banchi Speranza — dice nella replica in aula — che rappresenta tutto quello che l’Italia ha fatto in questi anni difficili per cercare di vincere una delle sfide più complesse che il nostro Paese abbia mai dovuto affrontare. Le frasi di Meloni sul Covid sono francamente da brividi».
La gestione del virus divarica ulteriormente anche le opposizioni: a differenza del Pd, Italia viva fa filtrare apprezzamento per l’ipotesi di una commissione di inchiesta sul Covid. Mentre il presidente del M5S, Giuseppe Conte, nel suo intervento, non tocca l’argomento.
A innescare il dibattito le parole della premier che, non potendo escludere un ritorno del contagio, assicura però che non sarà replicato «il modello più restrittivo dell’Occidente». E promette «chiarezza» in nome di chi «ha perso la vita mentre altri facevano affari milionari»: una commissione d’inchiesta, precisano fonti di Fratelli d’Italia, «non punitiva nei confronti del personale sanitario che ha tenuto in piedi il sistema» ma «per mettere in mora chi ha sfruttato l’emergenza per arricchirsi».
All’affondo per primo replica Speranza, che guidava la politica sanitaria sia nel secondo governo Conte sia con Draghi. «Il modello italiano ha messo al centro la tutela del diritto alla salute e l’evidenza scientifica. Spiace che Meloni non sia uscita ancora dalla campagna elettorale: neanche una parola sui vaccini, fondamentali per chiudere la fase più dura».
Gli scienziati si schierano su posizioni diverse, come del resto erano posizionati durante l’emergenza. «I governi che hanno affrontato la pandemia in Italia hanno seguito le migliori certezze scientifiche disponibili — ricorda l’epidemiologo Pierluigi Lopalco — non abbiamo fatto nulla in difformità a quanto raccomandato da Organizzazione mondiale della sanità e Centro europeo per il controllo delle malattie».
L’infettivologo Massimo Andreoni sollecita prudenza. «Le misure da adottare in futuro dipenderanno dall’andamento dell’epidemia. L’auspicio è che non servano più misure restrittive».
All’opposto la microbiologa Maria Rita Gismondi: si associa al giudizio di Meloni. «Era davanti agli occhi di tutti il fallimento della gestione pandemica e, se non avessimo finalmente trovato un leader coraggioso e capace di cambiare rotta, non saremmo più usciti da questo incubo. Mi auguro che il nuovo ministro Orazio Schillaci apra il suo mandato con un ritorno alla normalità». E l’infettivologo genovese Matteo Bassetti approva la nuova rotta fino al punto di suggerire i primi provvedimenti: «Eliminare l’isolamento dei positivi e l’obbligo di fare il tampone per entrare in alcune strutture», come le case di riposo.
La questione Covid, però, ha anche un risvolto politico: la convergenza di Iv con la maggioranza. A sera Maria Elena Boschi è chiara: «Sulla commissione d’inchiesta, da opposizione responsabile, siamo pronti a collaborare».

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