RenziCalenda

L’ex premier: «Con Schlein il Pd vira a sinistra e si mette in competizione con il M5s. Auguri. Ora avanti con il partito unico Azione-Italia Viva per intercettare i voti dei delusi dem». L’obiettivo sono le europee del 2024. Restano le ruggini con Calenda: Renzi contrario a un partito dall’impronta troppo personale

«La vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd cambia la politica italiana. Il Pd diventa un partito di sinistra-sinistra che compete direttamente con il Movimento Cinque Stelle e assorbe i partitini di sinistra radicale. Non si tratta di esprimere un giudizio di merito, dire se si è d’accordo o meno: è un dato di fatto che la vittoria di Schlein cambia la pelle del Pd.
Qualcuno pensa che ciò sia un bene, qualcuno pensa che ciò sia un male: comunque la si pensi, tutti devono riconoscere che è un dato di fatto. Ed è un fatto di chiarezza importantissimo».

Renzi: «Il Pd vira a sinistra, per noi praterie. Partito unico»
Dopo 48 ore di un silenzio che aveva impensierito non poco il leader di Azione Carlo Calenda e gli stessi amici renziani, alla fine Matteo Renzi traccia una riga e schiera decisamente la sua Italia Viva sulla strada dell’unione dei riformisti liberaldemocratici in un partito unico. Il ragionamento è quello noto, e già anticipato da Calenda nei suoi commenti a caldo la notte delle primarie: con un Pd spostato a sinistra, per il Terzo polo in costruzione si aprono le famose «praterie».
«Amici, il Pd del JobsAct e degli 80 euro, di Industria 4.0 e dello Sblocca Italia, del garantismo e delle riforme su diritti civili e sociali non c’è più. C’è un altro Pd. Migliore? Peggiore? Più forte? Più debole? Chissà. Non ci interessa, adesso. È un altro Pd, punto – continua l’ex premier ed ex segretario del Pd nella sua trazionale e-news ai sostenitori -. A questo nuovo Pd che parla un linguaggio diverso sul reddito di cittadinanza, sul nucleare, sulla politica estera, sulle tasse non possiamo che augurare buon lavoro con il rispetto di chi vede finalmente chiarito che ci sono due strade diverse. Il 26 febbraio 2023 si è concluso il percorso iniziato nel settembre 2019 con la nascita di Italia Viva. Si compie un passaggio fondamentale per la costruzione del nuovo progetto.Vengono giù – all’improvviso, tutti insieme – gli alibi di chi ancora pensava di poter coltivare il riformismo dentro il Pd».

L’obiettivo non sono i dirigenti ma i voti del Pd
Renzi non si fa illusioni, conoscendo bene il suo vecchio partito e i dirigenti ora raccolti nella minoranza di Base riformista che fa riferimento a Lorenzo Guerini, e non punta tanto sull’uscita di parlamentari e amministratori locali. E non sbaglia, visto che da Guerini in giù i parlamentari non hanno intenzione al momento di abbandonare il partito ma anzi stanno presidiando le posizioni interne e sono pronti a incalzare la neo segretaria Schlein per una gestione il più possibile collegiale. E lo stesso vale per lo stesso perdente, Stefano Bonaccini, e per gli amministratori che lo hanno sostenuto come i sindaci di Firenze e di Pesaro Dario Nardella e Matteo Ricci.
L’uscita riguarderà probabilmente qualche personalità da sempre di frontiera come il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e l’ex capogruppo in Senato Andrea Marcucci. Quello a cui puntano sia Renzi sia Calenda è il voto degli elettori che avevano creduto nel Pd del Lingotto di Veltroni, il Pd a vocazione maggioritaria e unione dei diversi riformismi – socialista, cattolico e liberaldemocratico – e che ora si presumono delusi e scoraggiati.

Europee del 2024, la conta col proporzionale
«Questo significa che adesso parte la campagna acquisti come sintetizzano i giornali? Macché! – scrive Renzi -. Anzi, è vero il contrario. Vedrete che specie all’inizio in tanti proveranno a serrare le fila dei gruppi dirigenti. Non aspettatevi un esodo, non aspettatevi una campagna acquisti. Non puntiamo all’esodo dei dirigenti nel 2023, ma all’esodo degli elettori nel 2024. La nostra scommessa non è la campagna acquisti, ma la campagna elettorale del 2024. Lì si voterà con il proporzionale puro alle europee. La nostra famiglia europea sarà quella di Renew Europe. E le forze politiche che compongono Renew Europe sono già oggi accreditate di più del 10% nei sondaggi. Già adesso infatti Azione e Italia Viva, insieme a Più Europa, sommate fanno più del 10%. Nelle prossime settimane andremo avanti con decisione insieme ad Azione sulla strada del partito unico. Calenda ha proposto di accelerare sui tempi e noi abbiamo detto che ci stiamo. Dunque lavoreremo su simbolo, manifesto, nome, adesioni in un percorso democratico e affascinante. Le porte sono aperte. E la lista unitaria di tutti gli amici di Renew Europe, anche quelli che come Più Europa forse non entreranno magari subito nel partito unico, sarà la novità delle Europee 2024».
L’obiettivo sono dunque le europee del 2024, dove ogni partito si peserà con le sue forze. E il partito unico deve essere pronto per l’autunno, al massimo a fine anno, in modo da sfruttare la lunga campagna elettorale fino alla primavera.

Renzi sperava in Bonaccini per la “federazione europeista”
Se Renzi aveva avuto delle resistenze, nelle scorse settimane, a mettere subito nelle mani del suo ex ministro Calenda i destini della sua creatura, Italia Viva, il ribaltamento dei pronostici venuto fuori dai gazebo del Pd ha avuto dunque l’effetto di una accelerazione. Renzi in cuor suo sperava ed era convinto che avrebbe vinto Bonaccini, suo sostenitore ai tempi della leadership del Pd. E forse pensava che con Bonaccini fosse possibile un riavvicinamento, magari una federerazione “europeista” alle elezioni del 2024. Con Schlein il quadro politico evidentemente si scompone e si ribalta.

Renzi contrario a un partito “personale” di Calenda
Ora avanti col partito unico, dunque, con i tempi stretti che aveva immaginato Calenda a prescindere dal risultato. Certo, restano i problemi. Soprattutto per i caratteri dei due, entrambi ambiziosi e poco inclini a delegare: si tratta pur sempre di una poltrona per due. Il punto di fondo è che Renzi non vuole che il futuro partito abbia troppo l’impronta del partito calendiano, a partire dal nome ora inciso a caratteri cubitali nel simbolo della federazione che unisce Azione e Italia Viva. E non perché Renzi pensi seriamente di sostituire Calenda nella leadership del Terzo polo, quanto per la sua avversione all’idea di un partito “personale”. Per l’ex premier la notizia, come si dice in gergo giornalistico, non è la nascita del partito di Calenda ma la nascita di un partito liberaldemocratico legato alla macroniana Renew Europe. Un partito, insomma, destinato nelle sue aspettative a cambiare il campo da gioco e a sopravvivere alla leadership del momento. Ossia a Calenda.

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