Dopo una lunga giornata di lavori stop & go in commissione Bilancio della Camera, con l’abbandono dell’aula per protesta da parte di Pd, Terzo Polo, Avs, nella tarda serata di ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è arrivato in commissione e ha spiegato i punti fondamentali della manovra con le modifiche del governo. Tra le novità lo stralcio del tetto all’obbligo del Pos (con giallo finale: per errore il governo aveva stralciato del tutto l’articolo 69 che contiene anche l’innalzamento del tetto al contante), le pensioni minime innalzate a 600 euro per gli over 75, l’ampliamento della platea di lavoratori dipendenti fino a 25 mila euro di reddito lordo che usufruirà del cuneo fiscale del 3%. Confermate le misure bandiera come flat tax, Quota 103, innalzamento del tetto al contante a 5 mila euro, e anche Opzione donna con l’abbassamento dell’età pensionabile per le lavoratrici madri. In manovra entra poi la proroga al 31 dicembre della Cilas per il Superbonus 110%.

Carte, via al tetto dei 60 euro. Compensazioni allo studio

Non ci sarà alcun tetto all’obbligo per i pagamenti digitali. Salta l’articolo 69 del disegno di legge Bilancio che autorizzava gli esercenti a non accettare pagamenti con Pos o carte di credito fino a 60 euro di spesa senza incorrere in sanzioni. La norma che aveva creato molte polemiche in Italia e le critiche della Commissione europea perché non coerente con gli obiettivi del Pnrr sulla lotta all’evasione fiscale. Un passo indietro del governo dopo giorni di trattative con la Commissione e che la stessa premier Giorgia Meloni ha spiegato così: «Se non ci sono i margini, ci inventeremo un altro modo per non far pagare agli esercenti le commissioni bancarie sui piccoli pagamenti». E lo stesso ministro Giorgetti precisa: «Si tratta di trovare soluzioni compatibili con le raccomandazioni e le normative di riferimento anche in sede europea». Nei giorni scorsi, il governo aveva ipotizzato di far scendere il tetto dell’obbligo a 30 euro, poi la decisione finale di stralciare del tutto l’articolo. Un emendamento del Pd prevedeva una sorta di ristoro per i commercianti con il credito di imposta per le spese delle commissioni, misura considerata però troppo onerosa dal Mef e quindi accantonata. Resta a 5.000 euro l’innalzamento del tetto al contante a partire dal primo gennaio 2023.

 

 

 

Cuneo fiscale, taglio del 3% a 25 mila euro. Alle imprese l’1%

Sale la platea di lavoratori dipendenti che avrà diritto al taglio del cuneo fiscale del 3%. Il reddito lordo annuo passa infatti da 20 mila a 25 mila euro e due punti del reddito andranno ai lavoratori mentre un punto finirà alle imprese. La novità accoglie, anche se in piccola parte, una delle richieste delle imprese e di Confindustria che avevano definito «risibile» il taglio del cuneo per i redditi fino a 20 mila euro e chiedevano, attraverso il presidente dell’associazione Carlo Bonomi, «più coraggio» con un taglio almeno del 4%, pari a 16 miliardi di euro, per lavoratori dipendenti con redditi fino a 35 mila euro: «Due terzi a beneficio dei lavoratori e un terzo dei datori di lavoro». Per quanto riguarda i redditi fino a 35 mila euro viene invece confermato il taglio del cuneo al 2%. Salgono poi a 8 mila euro le decontribuzioni per le assunzioni di under 35, così come aveva fortemente chiesto Forza Italia. Cambia anche il congedo parentale retribuito con un mese in più pagato all’80%. Nella prima versione del testo, era solo per le madri. La modifica del governo prevede invece l’estensione della possibilità anche ai padri (in alternativa alle madri) così come aveva chiesto Noi Moderati. Cresce del 50% l’assegno unico per le famiglie dai 4 figli in su.

 

Una norma per trasformare i tassi dei mutui da variabili a fissi

La proroga al 31 dicembre 2022 della Cilas per i condomini per il Superbonus 110% entra in manovra. La norma, contenuta nel decreto Aiuti Quater, viene inserita nel disegno di legge Bilancio per un problema di tempi di conversione: il decreto Aiuti scade nel 2023 e la sua approvazione andrebbe oltre il termine di scadenza prorogato. La proroga al 31 dicembre 2022 (dal 25 novembre 2022) serve per avere l’agevolazione sui lavori edilizi al 110% e non al 90% come invece sarà dal primo gennaio 2023. La decisione di far slittare il termine arriva dopo le migliaia di richieste per lo sconto arrivate troppo tardi con la conseguenza di migliaia di lavori bloccati. Ora i termini si riaprono, ma saranno validi solo per i condomini che hanno deliberato l’avvio dei lavori entro l’11 novembre scorso. Resta invece nel decreto Aiuti Quater la questione dei crediti bloccati che mette a rischio le aziende rimaste senza liquidità bloccando decine di cantieri. Per i crediti, pari a circa 6 miliardi di euro, Pd e Cinque Stelle avevano chiesto un intervento per sbloccarli utilizzando i cassetti fiscali delle imprese.
Ci sarà invece la garanzia Sace per finanziamenti sotto qualsiasi forma, per «sopperire alle esigenze di liquidità delle imprese». Ma si punta anche ad aumentare da due a tre le cessioni ad intermediari qualificati. Sempre per le abitazioni, arrivano anche i bonus con l’Iva al 50% per l’acquisto di case «green», di classe energetica A o B, entro il 31 dicembre 2023 direttamente dal costruttore. Si tratta di una detrazione ripartita «in quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successiva». Inoltre, viene ripristinata la norma che permette di trasformare i mutui ipotecari da tasso variabile a tasso fisso: «Oltre ad avere un impatto per la finanza pubblica – ha spiegato il ministro Giorgetti -, riguarda tanti mutui per le famiglie». Scende per tutto il 2023 al 10% (dal 22%) l’Iva sul pellet, mentre quella sul teleriscaldamento scenderà al 5% per il primo trimestre 2023.

 

Pensioni: «Opzione donna», torna il vincolo dei figli

Ritocco per le pensioni minime, indicizzazione per le pensioni del ceto medio e ulteriore ridimensionamento del reddito di cittadinanza. Sono tra gli ultimi ritocchi alla legge di bilancio, effetto degli emendamenti del governo, che prosegue non senza colpi di scena e polemiche, il suo iter. Riguardo a opzione donna, invece, restano le restrizioni previste nella prima versione della manovra.
Sulle pensioni minime, la spunta Forza Italia che premeva per l’aumento: passano a 600 euro. Tuttavia i destinatari dell’assegno più pesante saranno soltanto gli ultrasettantacinquenni. Questo intervento costerà allo Stato circa duecento milioni di euro. Estenderlo, invece, a tutti i percettori di pensione minima avrebbe avuto un impatto calcolato in circa 1,1 miliardi, che è stato ritenuto troppo oneroso.
Accolta, in omaggio alla stagione di dialogo e confronto che la Cisl ha inteso inaugurare, non partecipando allo sciopero dei trasporti di venerdì scorso, la richiesta del sindacato di indicizzazione delle pensioni per gli anni 2023 e 2024 fino a 4 e a 5 volte la minima. Il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, aveva rivolto al governo questa richiesta sostenendo che il taglio colpisce «non pensioni d’oro ma assegni da 1.600-1.700 euro al mese». Infine ridotta ulteriormente la proroga del reddito di cittadinanza: sette mesi nel 2023. La decontribuzione per chi assume percettori del sussidio sale da 6 mila a 8 mila euro.
Più difficile, infine, andare in pensione in anticipo con l’«opzione donna». Per avvalersi del beneficio saranno necessari uno di tre requisiti: soffrire una riduzione della capacità lavorativa (invalidità civile) in misura superiore o uguale al 74%, svolgere attività di caregiver per un genitore non autosufficiente, essere disoccupate.

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