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L’affanno sulla manovra è ormai evidente e Palazzo Chigi non può far finta di nulla. Le votazioni in commissione al Senato slittano alla fine della settimana e in aula il provvedimento sarà approvato – probabilmente col voto di fiducia, per far prima – solo a ridosso di Natale. Poi la Camera si limiterà a ratificare il testo in pochi giorni, senza modifiche. Una corsa per approvare la legge di Bilancio entro il 31 dicembre ed evitare l’esercizio provvisorio. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, sa che per chiudere la partita al Senato resta in pratica una settimana. La sua priorità, adesso, è serrare le file di una maggioranza riottosa nel merito delle misure e distratta dai giochi per il Quirinale. Ogni partito continua ad avanzare rivendicazioni mettendo in secondo piano le compatibilità di bilancio, come ha confermato anche il lungo incontro di ieri tra lo stesso premier e il capo dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha ribadito, tra l’altro, la richiesta di togliere i vincoli al Superbonus e di prorogare l’esenzione dalla Tosap (la tassa sul suolo pubblico) per gli esercizi pubblici.
In questo quadro Draghi ha deciso che l’apertura del tavolo sulle pensioni, che aveva già promesso ai sindacati, si terrà il 20 dicembre, quindi dopo lo sciopero generale del 16 proclamato da Cgil e Uil. Segno evidente che il premier non ritiene ci siano più margini per la revoca della protesta e preferisce tirar dritto, concentrandosi sulla manovra. Del resto che Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri rinuncino allo sciopero appare irrealistico. La mobilitazione ormai e lanciata. La macchina organizzativa della Cgil e della Uil è in modo per assicurare il successo della manifestazioni nazionale a piazza del Popolo, a Roma, in collegamento con altre 4 manifestazioni, a Milano, Bari, Palermo e Cagliari. Inoltre, non è pensabile che i due sindacati facciano marcia indietro senza aver portato a casa nulla rispetto a una piattaforma che, d’altra parte, il governo non potrebbe soddisfare in tempi rapidi: più tagli delle tasse per lavoratori e pensionati; provvedimenti contro la precarietà e le delocalizzazioni; riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità. Annullare lo sciopero senza risultati evidenti sarebbe per Cgil e Uil una resa, non solo al governo ma alla Cisl di Luigi Sbarra. Impensabile, appunto.
Del resto, il governo, anche se volesse tendere la mano più di quanto ha fatto finora, non avrebbe margini: prima di tutto deve dare una risposta alle mille richieste che vengono dalla maggioranza su bonus edilizi, carobollette, cartelle esattoriali e altro ancora. Lo sciopero, dunque, si farà. E Draghi guarda già al dopo. Dove le priorità sono: approvare la manovra in Parlamento entro il 31 e portare avanti il Pnrr, perché anche qui si cominciano a vedere segnali di affanno. Poi, il 20, si riaprirà il tavolo con i sindacati. Sulle pensioni, la cui riforma andrà fatta nel corso del 2022. Con calma.

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