bonaccini

Per la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna si potrebbero schierare Franceschini e Zingaretti

Stefano Bonaccini lancia un sasso nelle acque sonnacchiose del Pd. Così chi pensava di poter ancora indulgere per molto tempo nella tattica del «dico e non dico», «mi candido non mi candido», deve rivedere i suoi piani e fare una scelta. Elly Schlein ha assicurato a più di un parlamentare amico che lei ci sarà, Dario Nardella scioglierà la riserva il 27 novembre in una grande assemblea di amministratori locali da lui organizzata a Roma. Paola De Micheli è scesa in pista da tempo. Matteo Ricci, meditava di candidarsi, ma ora potrebbe appoggiare Bonaccini.
Il Pd nazionale si «sveglia» e i suoi massimi dirigenti riflettono su come schierare le truppe. Possibilmente sul vincente (o la vincente), ma mai come questa volta, a meno che Schlein non faccia marcia indietro, si profilano delle primarie aperte dall’esito tutt’altro che scontato. Lorenzo Guerini e la maggior parte della corrente di cui è leader, «Base riformista», stanno (e non da ora) con il governatore dell’Emilia-Romagna, bene attenti a restare un passo indietro per non intralciare il suo cammino. Anche Matteo Orfini e i suoi non hanno dubbi e puntano le loro carte su Bonaccini. E pure Graziano Delrio è intenzionato a dare una mano.
Ma più che a Roma il governatore ha sostenitori nei territori, tra gli amministratori locali. Ieri sia il sindaco di Bergamo Giorgio Gori sia il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani si sono schierati con Bonaccini. In tutta Italia i quadri intermedi di partito, cioè gli ex ds segretari di circolo o di federazione, per intendersi, quelli che alle ultime primarie del Pd hanno votato per Zingaretti, sono per la maggior parte con il governatore: meglio un iscritto dem che si conosce a una personalità estranea al partito di cui nulla o quasi sanno. A favore del governatore dell’Emilia-Romagna anche qualche lettiano, come, per fare un nome, il capogruppo dem nel consiglio regionale del Veneto Giacomo Possamai. Però sono in pochi a dichiarare apertamente la loro scelta, in attesa che il quadro sia più chiaro.
>Ma Bonaccini, ovviamente, ha anche i suoi avversari all’interno del gruppo dirigente del partito, per la maggior parte schierati con Schlein. E sono nomi di non poco conto: Dario Franceschini, Nicola Zingaretti, il sindaco di Bologna Matteo Lepore. Nessuno di loro ha fatto un endorsement per la leader di Occupy Pd, per ragioni tattiche e perché ancora non è scesa formalmente in campo, ma è a lei che pensano per il futuro. Enrico Letta veste i panni dell’arbitro in questa fase e non può manifestare apertamente la sua opinione, ma sia a lui sia a Romano Prodi non dispiace affatto Schlein. Purché non si dica: tant’è vero che il braccio destro del segretario, Marco Meloni, è stato costretto a smentire di voler sostenere l’ex vice di Bonaccini.
Con Schlein, ci sono poi i quarantenni, come Marco Furfaro e Brando Benifei. E dicono che anche Anna Ascani sia della partita, benché lei si sia finora guardata bene dall’esprimere una preferenza. Nardella, che ieri ha fatto i suoi auguri a Bonaccini, non si sbilancia. E attendono di capire quale strada imboccare anche i governatori del Sud De Luca ed Emiliano: trattare con uno dei due candidati più forti (cioè Schlein o Bonaccini) o tentare l’avventura in proprio mettendo in pista il presidente della Regione Campania?
In mezzo al guado anche Andrea Orlando. L’altro ieri per protesta contro l’accelerazione del congresso non ha partecipato all’Assemblea nazionale e ha criticato pubblicamente la logica dei tempi brevi. Ora deve decidere se candidarsi, pur sapendo che non ce la farà ad andare al ballottaggio, per poi appoggiare Bonaccini o Schlein, o se rinunciare a scendere in campo. Le correnti, nonostante gli appelli dei due protagonisti principali della contesa dem, vogliono comunque giocare un ruolo. E qualcuno al Nazareno nota con ironia che dietro Schlein e Bonaccini si stanno dando battaglia due capicorrente che vengono dalla Dc: Franceschini e Guerini.

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