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Si amplia il ventaglio di possibili misure sotto i riflettori del confronto tra governo e sindacati sulla previdenza. Il 7 febbraio la prima “verifica politica”

Un bonus contributivo virtuale per irrobustire le pensioni future dei giovani con carriere discontinue, coprendo almeno in parte i periodi di formazione, disoccupazione e di lavoro di cura. E alcuni accorgimenti previdenziali per agevolare le lavoratrici madri, compreso un ulteriore bonus figurativo di 12 mesi per ogni figlio.
Si amplia il ventaglio di possibili misure sotto i riflettori del confronto tra governo e sindacati sulla previdenza. Che ha l’obiettivo di individuare soluzioni condivise per correggere, ma sempre nel segno del sistema contributivo, la legge Fornero con ritocchi da concordare possibilmente in tempo utile per il Def di aprile, e da inserire poi nella manovra economica autunnale, o in un provvedimento mirato, per renderli operativi dal 1° gennaio 2023, una volta che si sarà esaurita Quota 102. Il primo momento di verifica politica tra il governo Draghi e i leader di Cgil, Cisl e Uil è fissato per il 7 febbraio dopo un nuovo round tecnico fissato per oggi 3 febbraio.

A rischio le pensioni dei giovani
Anche l’Ocse ha segnalato che in Italia esiste un problema-previdenza dei giovani, che tra qualche anno potrebbero accedere alla pensione non prima di aver compiuto 70 anni e con assegni esigui, anche al di sotto della soglia di povertà, a causa delle carriere lavorative discontinue e dei periodi di precariato. Di qui la necessità di individuare una sorta di paracadute previdenziale, chiesto con forza dai sindacati e da gran parte della maggioranza e di cui è consapevole il governo.

L’opzione pensione di garanzia
Una possibile via d’uscita, allo studio già da alcuni anni, è quella della cosiddetta pensione di garanzia per i giovani. Una proposta in questa direzione era già contemplata nell’intesa di massima raggiunta nel 2016 dal governo e dai sindacati, sulla base di un pacchetto di misure alle quali aveva contribuito anche l’attuale presidente della Commissione bicamerale di controllo degli enti di previdenza e assistenza, Tommaso Nannicini. Proposta che si è poi trasformata in una specie di serbatoio per le ultime ipotesi di intervento ventilate dal Pd e anche dai sindacati.

Il bonus con la garanzia di 1,5-1,6 anni di contributi per ogni anno di lavoro
Tra le opzioni valutate nei primi due tavoli tecnici previsti nell’ambito del confronto in corso tra governo e sindacati c’è quella del bonus contributivo virtuale da garantire ai giovani, in primis quelli nel sistema contributivo (ovvero in attività dal 1° gennaio 1996) per prolungare e spianare il loro percorso contributivo, costellato da stop e “buchi” per effetto delle carriere lavorative discontinue. Due le ipotesi. La prima prevede, almeno per una fetta consistente dei periodi effettivamente lavorati, un bonus contributivo virtuale. Che potrebbe scattare garantendo per ogni anno di lavoro 1,5-1,6 anni di versamenti con il concorso diretto dello Stato, fino a coprire in modalità figurativa la durata dei periodi di formazione, di disoccupazione “scoperti”, e forse anche quelli riconducibili al lavoro di cura, ovvero all’assistenza di famigliari in difficoltà. A spingere per questa soluzione sono Cgil, Cisl e Uil, che hanno ricevuto dal ministero de Lavoro la disponibilità a una valutazione approfondita della misura. Resta la non trascurabile incognita dei costi. Con il ministero dell’Economia che rimane cauto e si riserva di quantificare con precisione l’impatto finanziario e le platee prima di pronunciarsi. L’incognita risorse grava anche sulla seconda ipotesi: quella di assicurare la contribuzione figurativa sotto forma di bonus una tantum.

Bonus anche per la maternità e sconti per i figli
Tra le idee emerse ai tavoli tecnici c’è anche quella di estendere il bonus contributivo virtuale ai periodi di maternità e a quelli di assenza “forzata” dal lavoro da parte delle donne. E sempre per garantire una copertura pensionistica adeguata alle madri, si sta discutendo della possibilità di prevedere un ulteriore bonus, o “sconto”, di dodici mesi di versamenti per ogni figlio.

Il nodo della flessibilità in uscita
Ma il vero scoglio da superare nella partita tra governo e sindacati resta quello della flessibilità in uscita. Cgil, Cisl e Uil insistono sulla necessità di rendere possibili i pensionamenti anticipati per tutti a partire da 62 o 63 anni di età (magari con qualche penalizzazione) senza evitare il sistema “misto” o, in alternativa, con 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Ma per il governo qualsiasi intervento deve restare ancorato al metodo contributivo e non deve comportare oneri eccessivi per i conti pubblici. Come dire: la soglia anagrafica minima, fissata a 64 anni da Quota 102, non potrà scendere troppo e gli assegni anticipati non potranno essere certo pesanti.

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