Renzi Calenda 1

Resa dei conti tra i due ex alleati. I renziani Boschi e Borghi in pole come capigruppo a Camera e Senato. La «macchina» del partito calendiano perde un altro pezzo: il segretario del Piemonte

Azione-Italia viva, è l’ora del divorzio. Il conto alla rovescia è partito: i senatori (sabato) e i deputati (martedì) si riuniranno ufficialmente per discutere la «futura organizzazione dei gruppi parlamentari». Ma è solo un eufemismo, perché da entrambi i lati della barricata sono ben consapevoli che andrà in scena il redde rationem, che porterà alla costituzione di due gruppi parlamentari autonomi. E per dirsi addio, i renziani trovano appiglio nelle ultime dichiarazioni di Carlo Calenda: «Insieme alle Europee? Con Renzi ho già dato. Ora basta».
Anche nei divorzi politici, come spesso capita in quelli famigliari, il primo punto all’ordine del giorno è chiaro: i soldi, nel caso specifico quelli dei rimborsi ai gruppi parlamentari, benzina essenziale per coprire le spese della macchina dei partiti e per le iniziative politiche sul territorio. Fondi che per Azione si ridurranno, almeno al Senato, assieme al peso parlamentare. Il motivo? A seguito di questo divorzio, la truppa di Calenda sarà costretta a traslocare nel gruppo Misto. Perché 4 senatori sono insufficienti a costituire un gruppo di Azione. Italia viva, invece, con l’ultimo acquisto di Enrico Borghi dal Pd è arrivata a quota «6», giustappunto il numero minimo per tenere in piedi un gruppo autonomo, secondo il regolamento di Palazzo Madama. E Borghi, a meno di colpi di scena, dovrebbe diventare il capogruppo di Iv.
Costringere Calenda e i suoi fedelissimi nel Misto è uno dei punti d’arrivo del piano machiavellico messo in atto da Renzi nelle ultime settimane, e poi realizzato strappando appunto Borghi ai dem. Secondo rumors, per provare a ripartire in contropiede, nelle ultime ore il leader di Azione avrebbe incontrato anche la senatrice dem Beatrice Lorenzin, sondandola per un eventuale cambio di casacca, offerta che sarebbe stata declinata. Alla Camera, previa deroga, Azione (11 deputati) e Italia viva (10) potranno costituire gruppi autonomi. E in questo caso la nuova capogruppo potrebbe diventare Maria Elena Boschi, oppure il collega Mauro Del Barba.
Intanto, dopo il passaggio ai renziani della deputata Naike Gruppioni e della segretaria calendiana dell’Emilia-Romagna Giulia Pigoni, ieri Azione ha dovuto registrare anche l’addio di Giancarlo Susta alla carica di segretario del Piemonte. Mentre da Modena — feudo di Matteo Richetti, capogruppo di Azione a Montecitorio — decine di componenti del direttivo del partito hanno lasciato la carica con una lettera polemica.
La situazione, già critica di per sé, rischia però di diventare pure kafkiana. Mercoledì prossimo, a Roma, è infatti fissata la kermesse di Renew europe, prima vera tappa per costituire il partito unico dei moderati riformisti «alla Macron». In platea ci saranno sia Renzi, sia Calenda. Che, ormai, da tempo non si dicono nemmeno più «Ciao», nonostante a Palazzo Madama siano distanti appena qualche poltrona.

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