Maurizio Landini

La notizia a Palazzo Chigi è arrivata nel pomeriggio, comunicata in anticipo da fonti sindacali. Era nell’aria, soprattutto dopo il contrasto sul contributo di solidarietà di venerdì scorso. Mario Draghi aveva cercato di accontentare i sindacati, alla fine non si è trovata una soluzione condivisa con i partiti della maggioranza. Ma per il capo del governo un singolo episodio non può giustificare una mobilitazione generale, soprattutto alla luce di quanto è stato fatto per lavoratori e pensionati nella manovra finanziaria.

«Sciopero incomprensibile»
La prima reazione è anche una sorta di sbigottimento, lo sciopero viene definito «incomprensibile, immotivato e ingiustificato»: per il presidente del Consiglio l’elenco delle rivendicazioni possibili, per quanto destinato in manovra al capitolo della solidarietà sociale per i più deboli, per le famiglie, per la fiscalità di lavoratori dipendenti e pensionati, è molto lungo. Ma al di là del merito, delle singole misure, a Palazzo Chigi non nascondono una reazione che coinvolge il metodo dei confronti avuti nelle ultime settimane sia con la Cgil e la Uil. Una reazione che è molto netta ed anche molto esplicita. In sintesi: «Landini voleva dettare l’agenda, voleva avere voce in capitolo su tutto». Oltre alle rivendicazioni c’è dunque anche un’accusa.

Il nodo scuola e pensioni
Che rispedisce al mittente le ragioni che accompagnano la decisione dello sciopero generale, un lungo elenco che in sostanza boccia il governo e la manovra sul fronte del fisco, delle pensioni, della scuola, delle politiche industriali e del contrasto alle delocalizzazioni, e su tanti altri fronti, puntando l’indice contro l’assenza di una reale redistribuzione della ricchezza pur in presenza di tante risorse disponibili. Per Mario Draghi invece è vero proprio il contrario: si è fatto tanto, se non tantissimo, proprio per le categorie e i settori che citano Landini e Bombardieri. A Palazzo Chigi viene rivendicata la conferma del reddito di cittadinanza, ammodernato e corretto, si ricorda la valenza dell’assegno unico per le famiglie meno abbienti, del taglio fiscale di sette miliardi destinato proprio a lavoratori e pensionati, le risorse ingenti per calmierare e fronteggiare il caro bollette, i quattro miliardi di euro stanziati per la sanità, la riforma degli ammortizzatori sociali con cui si rinforza il sostegno anche per chi ha lavorato per periodi brevi (previsti nella manovra 3 miliardi di euro) le agevolazioni per il mutuo destinate ai giovani e non solo, a chi ha meno di 36 anni. Insomma forse si poteva anche fare di più, ma per il capo del governo si è fatto il massimo e in misura equilibrata, con una manovra che «ha carattere espansivo, e basta guardare i numeri». La rivendicazione di una manovra che ha uno «spiccato carattere di redistribuzione e coesione sociale», aggiungono a Chigi, è dunque un dato fermo.

Le differenti aspettative
E allora una spiegazione, che è un’accusa precisa, viene individuata proprio nelle aspettative mal risposte dei due sindacati. «Anche sulle pensioni Landini voleva imporre la sua impostazione». Parole che non sono di oggi, visto che la considerazione è stata fatta più volte dopo i diversi confronti che si sono svolti nella sala verde di Palazzo Chigi. Fra i collaboratori del presidente del Consiglio viene fatto notare che alcune espressioni del segretario generale della Cgil, come di quello della Uil, sono state completamente fuori dalle righe durante le riunioni. Insomma lo sciopero è pretestuoso e parte da un’aspettativa di concertazione sociale che c’è stata, ma che governo e le due sigle sindacali inter

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