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Il leader di Forza Italia sul conflitto tra Russia e Ucraina: «Mi angoscia che nessuno trovi soluzioni pacifiche»

La riforma della giustizia è «una delle ragioni per le quali è nato questo governo», e non si tocca. L’Ucraina va sostenuta ma gli dà «angoscia» non si trovino soluzioni pacifiche. <Sì all’Autonomia ma «non permetteremo contrapposizioni territoriali». E FI darà battaglia fino in fondo su tasse e pensioni. Silvio Berlusconi parla a 360 gradi ribadendo che non chiede per se stesso «ruoli formali». E fa un bilancio della sua storia politica fino ad oggi: «Non sono forse riuscito a fare tutto ciò che avrei voluto, ma sono in pace con me stesso, fiero di quello che ho dato».

Il tema caldo oggi è la giustizia. Anche nella maggioranza c’è chi teme che il «garantismo» di Nordio sia un segnale di cedimento nella lotta alla mafia e non solo.
«L’idea che essere garantisti significhi essere meno fermi nella lotta alla mafia è semplicemente assurda. Glielo dice un uomo che dopo aver reso permanente nel 2002 il carcere duro, cioè il 41bis, per i mafiosi, nell’ultima esperienza da premier nel 2011 guidò un governo che sequestrò alle cosche beni per 18 miliardi di euro, fece arrestare 6.754 mafiosi compresi 29 dei 30 latitanti più pericolosi. Ne mancava uno e si chiamava Matteo Messina Denaro catturato oltre 10 anni dopo… Altro che cedimento: il fatto che si continui a ripeterlo dimostra soltanto quanta faziosità, quanta falsità e quanta incultura giuridica esistano in alcuni settori, per fortuna minoritari, della magistratura, del giornalismo e naturalmente della politica».

Quindi nessun passo indietro sulla riforma Nordio?
«Il contrasto alla criminalità organizzata e la tutela delle persone perbene in uno Stato di diritto non possono mai essere contrapposti. È uno dei fondamenti dello Stato di diritto. Per questo noi sosteniamo con assoluta convinzione le riforme annunciate dal ministro Nordio. La riforma della giustizia è una delle ragioni per le quali è nato questo governo. Una riforma che non è certo contro la magistratura, anzi è dalla parte dei magistrati seri e corretti, che sono la grande maggioranza. Non esiste alcuna questione politica nella maggioranza su questo. Il ministro Nordio è stato voluto dal presidente del Consiglio che gli ha ribadito anche in questi giorni il suo appoggio. Il centrodestra è unito e proprio su questi temi lo ha dimostrato pochi giorni fa in Parlamento».

 E sulle intercettazioni?
«È molto semplice: non possiamo trattare ogni cittadino come se fosse un sospetto mafioso. Il diritto alla privacy di ciascuno di noi è fondamentale. Può essere sacrificato solo in casi eccezionali e per ragioni gravissime. L’idea che “non esistano innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti”, come diceva uno dei protagonisti di “Mani pulite” è un incubo orwelliano, è il simbolo del male che vogliamo combattere».

Presidenzialismo e autonomia, altro passaggio cruciale. Lei che cosa propone? E come arrivarci? 
«Noi siamo un grande partito nazionale, non possiamo permettere che su questo tema vi siano contrapposizioni territoriali. L’autonomia è una giusta esigenza che deve valorizzare tutti, Sud e Nord, senza dimenticare il Centro e la Capitale, non certo privilegiare qualcuno a discapito di altri. Il presidenzialismo, al quale penso da trent’anni, va realizzato con il concorso di tutti, anche delle opposizioni, che però non hanno un diritto di veto. Su strumenti ad hoc per le riforme non sono pregiudizialmente contrario, ma vedo il rischio di un forte allungamento dei tempi. Le procedure ordinarie probabilmente consentono di marciare più spediti».

Fisco e pensioni: quando la svolta?
«L’impegno a ridurre la pressione fiscale e a portare le pensioni minime a 1.000 euro per noi rimane fondamentale, anche per incentivare la ripresa. Certo, sono impegni di legislatura, come la detassazione dei contratti di primo impiego e l’abolizione delle autorizzazioni preventive, che devono essere realizzati nei cinque anni».

Intanto i benzinai scioperano. 
«Sbagliato, perché penalizza i cittadini incolpevoli. Però va detto che i benzinai sono stati ingiustamente indicati come speculatori per un andamento dei prezzi che non dipende da loro».

La guerra in Ucraina minaccia di essere ancora lunga e a rischio di allargamento del conflitto: sull’invio di armi, italiane e europee, lei come la pensa? 
«Come ho detto ormai decine di volte, siamo dalla parte dell’Occidente, dell’Europa, dell’Alleanza atlantica. Forza Italia fa parte del Ppe e della maggioranza di governo. La nostra solidarietà non è in discussione, come dimostrano decine di atti parlamentari. Sono però angosciato, voglio dirlo con grande chiarezza, dal fatto che nessuno — se non il Papa e la Santa Sede — sembra avere soluzioni che vadano verso una soluzione pacifica di un conflitto per il quale stiamo pagando un prezzo intollerabile di vite, di sofferenze e anche di danni economici per il mondo intero».

Mes e Pnrr: lei è per ratifica del primo e cambiamento del secondo? 
«Il nostro rapporto con l’Europa è fondamentale e deve essere costruttivo: in questo ambito è possibile una riflessione complessiva sul Mes e sul Pnrr, che può essere aggiornato senza stravolgerlo, e anche sul tema degli aiuti di Stato: in uno scenario di crisi del mondo globalizzato la strada “rapida e ambiziosa” indicata da Scholz e Macron potrebbe essere quella di un Fondo Sovrano Europeo, senza stravolgere le regole del mercato unico».

Vedrà la premier Meloni prima delle Regionali? 
«L’incontro con Giorgia ci sarà appena le rispettive agende lo consentiranno. Il segnale politico delle regionali sarà una nuova importante vittoria del centrodestra, non solo in Lombardia ma anche nel Lazio, una vittoria che dimostrerà la vitalità della formula politica alla quale abbiamo dato vita da quasi trent’anni. E in questo ambito, FI ha un ruolo e un compito insostituibili».

 E lei oggi che ruolo e compito sente di avere? 
«Non credo di avere bisogno di ruoli formali per lavorare per il mio Paese, come ho sempre fatto».

  Sì a un partito unico del centrodestra o FI deve avere ancora un ruolo di riequilibrio rispetto alla destra?
«Non sono due cose in contraddizione. La nostra presenza è fondamentale perché solo noi siamo il centro liberale, cristiano, garantista, europeista, atlantico. Senza di esso non esisterebbe il centrodestra di governo, né come coalizione né come partito unico».

Se dovesse fare un bilancio della sua storia politica fin qui, quale sarebbe?
«Se guardo indietro agli ultimi trent’anni, posso dire di essere soddisfatto del lavoro compiuto, anzi orgoglioso per ciò che sono riuscito a fare per il mio Paese, il “Paese che amo”, come dissi quando decisi di scendere in campo. Del resto le opere, le infrastrutture e le riforme realizzate in 10 anni o quasi di governo stanno lì a dimostrarlo, e valgono più di tante parole e per fortuna fanno dimenticare le polemiche e vanificano qualunque attacco. Non sono forse riuscito a fare tutto ciò che avrei voluto, ma sono in pace con me stesso, fiero di quello che ho dato ai miei concittadini che me lo dimostrano ogni giorno con l’affetto, il sorriso, gli abbracci e le feste che mi fanno ovunque io vada. Questo è davvero, ancora oggi, il “Paese che amo”».

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