Economia operaio

Il settore chiede la possibilità per le banche di utilizzare i versamenti F24 dei clienti per compensare i crediti ora incagliati. Fonti di governo: «Nessuna modifica al decreto ma pronti all’ascolto»

La volontà del governo è quella di sciogliere il nodo dei crediti incagliati dei bonus immobiliari, coinvolgendo tutti i soggetti interessati. Le ipotesi sul tappeto – la cartolarizzazione o le compensazioni tramite i modelli F24 presentati in banca – sono al momento solo richieste avanzate dalle diverse parti.
I tavoli previsti nel pomeriggio di lunedì 20 febbraio a Palazzo Chigi con imprese e banche serviranno proprio per ascoltare le esigenze dei diversi attori in campo e per valutarne le proposte. Poi le scelte saranno fatte guardando ai costi e alle eventuali decisioni di Eurostat sui conti pubblici. Con modifiche che potranno arrivare solo durante il confronto parlamentare sul decreto Superbonus.

Fonti: da governo nessuna modifica ma pronti all’ascolto
Si delinea un incontro interlocutorio. Alla vigilia del vertice fonti di governo hanno delineato quella che sarà la strategia dell’esecutivo: «nessuna modifica al dl» che blocca cessioni e sconti in fattura dei bonus edilizi, superbonus in testa, ma volontà di «ascoltare» i soggetti finanziari e le categorie imprenditoriali coinvolte. Altre fonti hanno aggiunto che la sostanza del dl non cambia ma i tecnici sono al lavoro per studiare delle formule che risolvano il problema dei crediti incagliati.

Rixi, allo studio intervento di Cdp
Parlando a margine del convegno “Rigenerazione Urbana: oltre il passato la nuova Liguria”, il viceministro al Mit Edoardo Rixi ha spiegato che «un intervento di Cdp è una delle ipotesi allo studio. È evidente che chi si occupa della finanza pubblica in un Paese la prima cosa che deve fare è riavocare a sé tutti i crediti per capire quanti sono da pagare – ha continuato -. Dopodiché l’intenzione del governo è far fronte al pagamento nei confronti delle imprese, cosa che ad oggi era bloccata comunque, perché le banche non intendevano più pagare i crediti temendo per i loro bilanci».

Tutti i soggetti coinvolti
Il calcio d’inizio sulle possibili modifiche sarà rappresentato dagli incontri di queste ore a Palazzo Chigi. Ci saranno le categorie imprenditoriali interessate, a cominciare da quella dei costruttori, ma prima si siederanno nella Sala Verde i soggetti finanziari coinvolti: l’Abi, in rappresentanza del sistema bancario; Cdp, come braccio operativo economico ma anche per il suo ruolo di controllo di Poste; Sace, che ha già svolto un importante ruolo di “garanzia” sui prestiti erogati per dare ossigeno alle imprese durante la fase dei lockdown. La linea di demarcazione dell’intervento l’ha già tracciata il decreto: lo stop alla cessione dei crediti futuri serve proprio a facilitare lo smaltimento di quelli passati. Ma questo non sembra bastare a imprese e banche. Ecco allora che scende in campo Sace che potrebbe rafforzare le garanzie pubbliche.

Due proposte sul tavolo
La prima, la cartolarizzazione, è uno strumento di mercato. La seconda, con le compensazioni tra crediti e debiti fiscali, è uno strumento di finanza pubblica. La cartolarizzazione dei crediti è un meccanismo che prevede l’individuazione delle risorse incagliate, la costruzione di “pacchetti” di crediti da cedere poi sul mercato con società veicolo specializzate. Il problema, in questo caso, è quello dei tempi. L’ipotesi F24, invece, è quella avanzata congiuntamente dall’Abi e dai costruttori dell’Ance, che hanno anche chiesto al governo anche di sollecitare l’acquisto di crediti da società pubbliche controllate dallo Stato.

Cosa prevede l’ipotesi F24
In pratica le banche, che non possono più acquistare nuovi crediti perché hanno esaurito lo spazio di “smaltimento” fiscale nei prossimi anni, potrebbero scaricare i debiti compensandoli con gli importi dei pagamenti fiscali fatti dai clienti con i modelli F24 ai propri sportelli. Ovviamente questo avrebbe un costo immediato per lo Stato: peserà per questo il confronto aperto con Eurostat su come contabilizzare le spese relative al Superbonus e agli altri bonus immobiliari. L’ufficialità arriverà ad inizio marzo, ma se l’ammontare in gioco fino ad oggi (il governo ha parlato di 105 miliardi) si scarica sul deficit del 2021 e 2022, per l’anno in corso si potrebbe aprire uno spazio finanziario senza penalizzare altri interventi pubblici che pesano sul deficit. Dal 2023 l’ufficio di statistica europeo potrebbe infatti chiedere di contabilizzare gli importi direttamente sul debito pubblico. In questo caso i 15 miliardi di crediti incagliati avrebbero un impatto meno traumatico visto che la montagna del debito pubblico italiano tocca già i 2.700 miliardi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto