Draghi e Scholz

Primi passi verso un piano d’azione per dare un cuore all’Europa

Non è stata solo la cortesia a indurre Olaf Scholz a mettere in agenda l’incontro di oggi a Roma con Mario Draghi subito dopo le  visite di presentazione a Parigi e Varsavia, oltre che a Bruxelles. Il neo-cancelliere ha un interesse sostanziale a verificare direttamente lo stato di salute dell’Italia e il suo impegno sui rapporti bilaterali e sul piano europeo. A Palazzo Chigi, Scholz smentisce chi lo descrive come un amburghese distante e compassato; mostra piuttosto attenzione e apprezzamento per un partner di cui conosce bene l’importanza. La competenza e l’autorevolezza del presidente del Consiglio italiano aiutano molto, naturalmente. Ma il cancelliere ha in mente l’Italia e quello che insieme si potrà costruire in Europa.
La scelta di Roma non è casuale. In realtà, è la prima visita bilaterale all’estero del successore di Angela Merkel. Le altre due, in Francia e Polonia, sono più che altro adempimenti meccanici a ogni insediamento di governo a Berlino. Nei confronti di Roma, è un segnale di riguardo e di attesa. C’è rispetto per come stiamo gestendo la campagna vaccinale, mentre per tanti motivi le cose vanno peggio in Germania; c’è curiosità per l’aria relativamente positiva che si respira da noi, malgrado difficoltà e incertezze. Per i tedeschi, dopo il consistente investimento nel Next Generation Eu – e Scholz che da ministro delle Finanze lo ha voluto l’anno scorso lo sa bene – è fondamentale assicurarsi che il meccanismo funzioni al meglio, senza intoppi o dispersioni.
C’è soprattutto il desiderio di mettere a fuoco l’assetto con cui i principali Paesi Ue abborderanno le prossime fasi del lavoro in Europa. L’Italia, insieme alla Francia, è in cima alla lista ed è utile serrare i ranghi, anche Scholz ne è convinto. Non poteva mancare uno scambio di idee riservato, nel tête à tête iniziale tra i due, sulla riforma del patto di stabilità. Il contratto di coalizione del governo tedesco apre qualche possibilità, ma il cancelliere deve tener conto delle retrovie, non solo liberali, con alcuni suoi stessi uomini, oltre che dei “frugali”. La strada, pur se in salita, è percorribile.
Ci si muove verso un “piano d’azione” italo-tedesco. Molti campi vantano già stretti contatti e una buona cooperazione. Ora si tratta di sistematizzare le iniziative, attraverso una cornice più organica. Innanzitutto si individueranno, grazie al lavoro delle prossime settimane di diplomatici e esperti, i settori specifici nei quali conviene stringere le maglie della collaborazione già in corso, soprattutto in vista della realizzazione degli obiettivi prioritari del Pnrr, transizione ecologica, digitalizzazione, infrastrutture. Si punterà a una consultazione più regolare, istituzionalizzata, anche a livello politico. Fa impressione ricordare che l’ultimo vertice intergovernativo italo-tedesco risale al lontano 2016, a Maranello. Per il futuro si vuole lavorare su un’agenda condivisa con appuntamenti periodici. Con chi altro farlo se non con la Germania, nostro primo partner commerciale e industriale? E’ bene quindi puntare, come è stato deciso, a un prossimo vertice bilaterale allargato ai ministri interessati in primavera/estate del 2022.
Non c’è bisogno di indugiare sulla semantica, la priorità è la sostanza delle intese. Poi ci si potrà sbizzarrire a decidere se il piano d’azione prenderà forma con un trattato, un accordo, un memorandum o altro. Non sarà un problema. Come già detto, l’importante è dar corpo – senza eccessive velleità – a un’intesa complementare alla storica collaborazione franco-tedesca e al recente accordo italo-francese. Il triangolo da disegnare sarà aperto ad altri e guarderà all’Europa, la cui integrazione – dicono all’unisono Draghi e Scholz – va rafforzata.
Se l’Europa deve essere più coesa, è imperativo che parli con una voce sola, anche qui i due leader sono in totale sintonia. Hanno ben chiara la direzione di marcia, ma devono avere molta pazienza. Ci vogliono più decisioni a maggioranza, “ma trovando un’intesa”. A cominciare, ad esempio, dalla crisi ucraina, per la quale l’Unione deve promuovere un dialogo sia con Kiev sia con Mosca sulla base di una posizione comune europea. In vari quadranti Italia e Germania hanno interessi convergenti. Draghi e Scholz seguono la stessa logica, usano le stesse parole, si conoscono e si stimano. L’agenda comune è impegnativa e promettente, il lavoro insieme comincia bene, lo pensano entrambi quando si salutano con cordialità dopo l’incontro. E mentre scende le scale di Palazzo Chigi, forse anche il tedesco si chiede quanto durerà.

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